Le virtù nascoste dei cereali integrali

Non è solo una questione di fibre, ma anche di componenti bio-attivi e antiossidanti che proteggono il cuore e la salute

alternative in cucina

Una dieta ricca di fibre è un toccasana per la salute, ma esistono altri buoni motivi per mangiare integrale. I cereali non raffinati contengono infatti composti bio-attivi e antiossidanti che proteggono il cuore e contribuiscono al benessere dell’organismo. A sostenerlo è una vasta letteratura scientifica tra cui uno studio, comparso su Nutrition Research Reviews, che chiarisce l’effetto protettivo di una dieta ricca di scelte “integrali”. Grazie ad un inventario dei costituenti bio-attivi e della loro concentrazione, la ricerca ha permesso di formulare nuove ipotesi sugli effetti benefici di questi ultimi.

A quanto pare l’azione sarebbe molteplice e sinergica: mentre i singoli composti contenuti nei cereali non lavorati sono in grado di esplicare numerose attività benefiche, la loro combinazione può invece concorrere alla tutela di una stessa funzione fisiologica. Per fare chiarezza, basti pensare che oltre trentaquattro costituenti del seme di grano intero contribuiscono a proteggere cuore e circolazione; e almeno una trentina hanno una sinergica azione antiossidante. L’abbinata fibre-biocomposti diventa così un’importante arma di difesa per cuore, apparato digerente e funzioni cerebrali; agendo inoltre contro depressione, ansia, diabete, tumori. E non si tratta solo del grano, ma anche di altri cerali da consumare integrali come farro, mais, avena, orzo, segale, miglio e riso.

Ma cosa significa integrale? Il termine deriva dal latino “integralis”, vale a dire intero, completo. I prodotti a base di cereali non raffinati sono infatti ottenuti con farine derivanti dalla macinazione del chicco completo di tutte le sue parti, comprese quelle che sarebbero scartate dalla raffinazione. Lavorare i cereali può essere dunque un grave spreco per la salute, tuttavia l’integrale sembra essere ancora poco apprezzato sulle tavole italiane. A questo riguardo, i dati stimano che solo il 5-7 per cento dei consumatori scelgono questi ingredienti, utilizzati per lo più nelle diete o per tenere a bada la glicemia. È una questione di gusto, ma anche di cultura culinaria (legata a pane bianco e pasta di farina raffinata) che tuttavia aspetta solo di essere arricchita con nuove scelte.



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