Un Cetrionzolo nel piatto? La fantasia in cucina fa contenti i bambini

Per stimolare il palato dei piccoli basta conoscere una storia da raccontare, come ci insegna l’ultimo film di Spielberg

Salute e benessere

Il Cetrionzolo non fa gola a nessuno: né agli abitanti della terra dei giganti, né al protagonista dell’ultimo film di Spielberg “GGG: il grande gigante gentile”, tratto dal famoso romanzo di Roald Dahl. Tantomeno alla piccola Sophie, che è costretta a nascondersi dentro al viscido ortaggio per scampare all’appetito dei terribili mostri. Eppure, il film ci insegna che una dieta a base di Cetrionzolo è un’opzione vegetariana di tutto rispetto, decisamente preferibile al cannibalismo. Anzi, proporre un bel Cetrionzolo nel piatto dei nostri bambini può essere una strategia vincente per convincerli a mangiare le verdure, soprattutto se abbiamo una bella storia da raccontare.

Ma com’è fatto un Cetrionzolo? Il grande gigante gentile lo definisce “un putrefacente e disgustabile vegetario”, con una libertà espressiva che ci ricorda il cioccocremolato e il triplosupergusto de “La fabbrica di cioccolato”. Per chi non ne avesse mai visto uno, è uno strano vegetale nerastro ricoperto di protuberanze rugose e strisce bianche. Non è molto diverso da un cetriolo enorme, ma ha un cuore di filamenti poco invitanti. Il suo più grande pregio è nell’essere l’ingrediente fondamentale dello sciroppio, la bevanda preferita dai giganti: un liquido verde che fa le bollicine al contrario, verso il basso, producendo un movimento nella pancia in direzione opposta rispetto allo spumante nostrano.

Se pensate che sia un'idea balzana dedicare un articolo a un ortaggio inesistente, fate prima un giro in rete per scoprire quanti hanno cercato di dargli una forma e soprattutto una sostanza appetibile. Nel tentativo di intrattenere i bambini a tavola, c’è chi ha inventato una ricetta a base di longilinei germogli di soia, o con un ripieno di avocado e maionese, o addirittura una versione dove una riproduzione della piccola Sophie cerca rifugio dentro all’ortaggio. Le vie dalla fantasia sono infinite, almeno finché il Cetrionzolo non sarà disponibile nei banchi Coop.

Se i vostri bambini hanno seguito la storia fino alla fine, forse obietteranno che per i giganti mangiar Cetrionzolo è una punizione ancora più grave dell’esilio su un'isola deserta. In quel caso, basterà cambiare il finale con un esercizio di stile: provate a immaginare insieme come prosegue il racconto dopo che sull’isola approda uno chef naufrago… Magari si scoprirà che, invece di mangiarlo, i giganti lo condannano ai lavori forzati in cucina, dove il nostro Cetrionzolo è l’unico ingrediente. Sarà divertente inventarsi una sorte strampalata per il malcapitato, e magari anche un nome curioso degno della creatività verbale del romanzo di Roald Dahl… Un nome come Massimo Cottura, Carlo Cracchio o Antonino Scannavacciuolo.



Stampa in PDF