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In cucina con l’autrice di... “Cakegardenproject”

Monica Sgandurra è un architetto del paesaggio che esprime tecnica e creatività legando giardini e dolci. Il risultato è una vera e propria opera d’arte

Foodblogger

Giardini e dolci non sono poi così lontani tra loro: entrambi offrono bellezza, gioia e sono capaci di creare piccoli momenti di incanto. Parola di Monica Sgandurra, architetto del paesaggio e autrice del blog “Cakegardenproject”, che nelle sue esplorazioni passa da un progetto per un giardino a pan di spagna e crema chantilly con grande disinvoltura, come se fossero entrambi il risultato di un’unica meravigliosa idea creativa. Non c’è dunque da stupirsi che le sue opere siano arrivate persino al Maxxi di Roma. Sentiamo cosa ci racconta...

Un architetto che crea spazi golosi e bellissimi. Monica, come è nata l’idea di creare “Cakegardenproject”?

Sono un architetto del paesaggio, un lavoro bellissimo ricco di sfaccettature, fatto di curiosità, sguardi e bellezza. Il mio blog è nato cinque anni fa proprio per mettere in relazione due mie passioni, il paesaggio-giardino con la pasticceria, un altro mondo pieno di possibilità progettuali, nel quale la tecnica e la creatività sono azioni che si intrecciano continuamente. Cakegardenproject è nato proprio per parlare di queste due dimensioni creative che hanno storie spesso simili se non, in alcuni casi, coincidenti. Giardini e dolci sono due ambiti estetici nei quali adoro sperimentare.

Architetto, cakedesigner, pasticcera o foodblogger?

Sicuramente architetto, anzi paesaggista. Non sono una cakedesigner e meno che mai una pasticcera: questi sono mondi professionali nei quali posso solo affacciarmi con curiosità e desiderio di imparare qualche nozione tecnica. Foodblogger? Forse blogger poiché, nei miei post, cerco di unire le ricette con descrizioni, percorsi, immagini di situazioni che mi hanno ispirato e guidato nel progetto del dolce. Spesso racconto le storie di alcuni dolci che mi hanno incuriosito partendo da un vero e proprio lavoro di ricerca.

Ti dedichi soprattutto ai dolci. Pensi che esprimano al meglio la tua idea di bellezza e piacevolezza a tavola?

Realizzo e racconto di dolci perché fin da piccola i dolci sono stati un mezzo per essere più facilmente accettati. Con un dolce in mano si è accolti con un sorriso, qualche volta con meraviglia. Le persone lo vedono come un dono, un piccolo momento di felicità e difficilmente deludono le aspettative. E poi come i giardini danno felicità, creano empatia, serenità, riescono a costruire piccoli momenti di incanto. La bellezza e la ricerca dell’armonia sono da sempre parte del mio lavoro.

Quando proponi una ricetta proponi anche un percorso che valorizza le produzioni locali e che racconta il paesaggio. Un caso è quello della torta di mele di Ferrara e del Melo Durello. Perché questa scelta?

Le produzioni locali sono una ricchezza del nostro paese. I dolci caratteristici di una città e del suo territorio sono il risultato del legame tra l’uomo, i prodotti e il paesaggio, sono una piccola porzione della storia, così come lo sono le architetture, i giardini, gli spazi pubblici, le opere artistiche, la letteratura e la musica.

I tuoi dolci sono vere e proprie opere d’arte: richiedono tempo e ricerca. Fai anche bozzetti con tanto di riferimenti storico-culturali. Qual è la scintilla che fa nascere una ricetta?

Sono una progettista per cui quando penso a un nuovo progetto, che sia un giardino o una cake, il processo di ideazione è sempre lo stesso. Le idee arrivano facendo altro. Si tratta spesso di collegare sensazioni, immagini, visioni che affiorano quando si cerca una forma e un significato al “racconto”. Il disegno e la fotografia sono poi momenti progettuali per me molto importanti. Prefigurare una torta o un giardino attraverso uno schizzo significa mettere a fuoco ciò che si è delineato nella mente. Disegnare non è solo illustrare, ma è un momento di azione progettuale nel quale si ripercorrono le idee e si capiscono le potenzialità di quel progetto.

Il progetto “Cakegardenproject” è diventato anche una mostra e poi un libro. Che tipo di percorso hai proposto ai visitatori/lettori?

“Cakegarden. Esplorazioni tra dolci e giardini” è un libro che ho scritto ormai quasi due anni fa, nel quale giardini e dolci si incontrano magicamente. Non è un libro di ricette, anche se ogni capitolo ne ha una. È un libro sulla creatività nel quale narro storie di pasticceri, di viaggi, dolci che nascono in un luogo e arrivano in un altro, di paesaggi e giardini che mi hanno ricordato o ispirato un dolce. È un libro scritto per far capire come la creatività sia ricca di sfaccettature e sia capace di donare grande felicità.

Le mie torte sono state oggetto di un paio di mostre, l’ultima delle quali si è svolta l’anno scorso al Maxxi di Roma che ha accolto una gigantesca torta che descriveva un tratto del paesaggio costiero romano e il suo progetto di valorizzazione. In un primo momento, davanti a dolci come questi, nei visitatori si coglie lo stupore, sono meravigliati, poi cresce la curiosità e l’attenzione per i dettagli. Questo percorso invita a mettere a fuoco sensazioni, ricordi e capacità di giudizio.

Zucchero di canna o zucchero raffinato? Hai delle preferenze?

Zucchero di canna sempre, anche se per alcuni dolci non è indicato. Si possono comunque trovare alternative se si preferisce non utilizzare lo zucchero raffinato.

Aiutaci a creare una piccola, semplice e dolce architettura per conquistare i commensali. Cosa ci suggerisci? Siamo pronti a metterci al lavoro!

La torta tiramisù, un dolce che piace davvero a tutti! È facilissimo, basta avere dei savoiardi, pandispagna, alcune tazzine di caffè, uova, panna, vaniglia, cioccolato, cacao, mascarpone e zucchero. Quando ho raccontato questo dolce nel mio blog ho pensato subito al circolo di pietre di Stonehenge. Ho posizionato i savoiardi nella tortiera come le pietre in questo luogo magico...

 



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