Let’s Bake Art, da Monet a Frida Kahlo la ricetta è d’artista

Il libro di Mariapia Bruno propone 79 ricette che raccontano la passione per la buona tavola di pittori, scultori e fotografi

Letture

Cinque secoli d’arte e cucina, dai maestri olandesi a Monet, fino a Pollock passando dalla tavola di Frida Kahlo e da quella di Tommaso Marinetti che boccia la tradizionale pastasciutta e promuove il vivace riso. C’è davvero un mondo ai fornelli nel libro “Let’s Bake Art” di Mariapia Bruno (ilmiolibro.it, 192 pagine), 79 ricette d’artista che raccontano passioni e sperimentazioni in cucina. Il libro è un viaggio che esplora le tavole di grandi pittori, scultori e fotografi del presente e del passato, che porta alla scoperta non solo delle loro opere, ma anche dei loro piatti. Un modo per avvicinare la figura dell’artista a tutti e magari immaginare di sedersi a tavola conversando d’arte.

Il percorso storico proposto dal libro comincia con i pittori fiamminghi e il tratto di Jan Vermeer che ritrae una lattaia in cucina, intenta a preparare un pasto per i suoi padroni. L’arte si intreccia con la storia raccontata con grande semplicità da Mariapia Bruno. E allora improvvisamente ci accorgiamo che sì, sulla tavola ritratta dai pittori fiamminghi c’erano tanti prodotti esotici importati dalle numerose colonie olandesi. Grazie a questo percorso attraverso le ricette d’artista pian piano vediamo che la tavola cambia, così come i gusti.

Scopriamo che Claude Monet arrivò persino a scrivere il ricettario della sua famiglia, la passione di Vincent van Gogh per le cipolle caramellate, che Frida Kahlo aveva imparato a cucinare grazie alla prima moglie di Diego Rivera e che la signora continuò a sedere alla tavola di Frida gustando portate decisamente saporite e colorate, come i tacos con peperoncini e panna acida, proprio come l’arte della pittrice messicana.

Pagina dopo pagina il lettore può immaginare e anche preparare la tavola degli artisti pensando che sì, anche loro, avevano un piatto preferito e passione per la cucina a tal punto da inserire vivande di ogni genere nelle loro opere. Il libro ci propone antipasti, zuppe e primi piatti, secondi a base di pesce e carne, uova e contorni e, per concludere in dolcezza, dessert. Nessuna sindrome di Stendhal in questo caso, ma un sublime assaporare di Charlotte al cioccolato come amava Pablo Picasso o lo zabaione in gelatina di Frida Kahlo, il cheesecake divino di George Segal e il tiramisù di Steve McCurry. Le occasioni per mettersi ai fornelli si moltiplicano e offrono anche un ottimo spunto di conversazione.



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