Rosolio, il liquore leggero che scandisce la vita degli uomini

Storia della “Rugiada di sole” il dolce bicchiere nato nei conventi delle monache
“ros solis”, rugiada di sole
Storia della “Rugiada di sole” il dolce bicchiere nato nei conventi delle monache

Il rosolio ha origini non antichissime, che si accompagnano alle vicende dello zucchero in Europa. Già nel '600 la diffusione in America della coltivazione della canna da zucchero permise una produzione molto più importante che nel passato, quando lo zucchero introdotto in Europa dagli Arabi era veramente scarso e utilizzato solo nella farmacopea. Ma fu nel ‘700 che lo zucchero diventò veramente alla portata, se non di tutti, di molti grazie all’invenzione di un procedimento per estrarlo dalla barbabietola e ridurlo in cristalli. È così che rosolio e zucchero percorrono molta strada assieme e scandiscono tanti momenti della vita degli uomini.

Di rosolio si può imbrogliare. Tutti penserebbero che il suo nome derivi dalla rosa. Qualcuno lo ha interpretato come olio di rosa, ma la rosa non è tra i suoi ingredienti. È solo che al rosolio piace confondere le carte e l’origine del suo nome è “ros solis”, rugiada di sole, e i suoi componenti non necessariamente comprendono i petali di rosa, ma spaziano dalle erbe aromatiche alla scorza d’arancia fino a frutti speciali come il gelso rosso, le visciole o il fico d’india.

Di rosolio si può pregare. Furono infatti i conventi di monache i primi a produrre questo liquore e si sa che frati e monache accompagnano spesso il lavoro manuale con la preghiera.

Di rosolio si può morire. Lo asserisce Lucarelli nel racconto “La bottiglia di rosolio“, dove un’anziana signora viene trovata a terra uccisa da colpi inferti in testa proprio da una bottiglia di Rosolio.

Di rosolio si può guarire. Lo provano molte testimonianze che documentano come il barone Giuseppe Atenasio abbia salvato da morte per colera, diffusissima in Sicilia nella metà dell’800, moltissime persone usando un rosolio di sua invenzione a base di corteccia di China.

Di rosolio si può amare. Ne sapeva qualcosa Sissi, la moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe, che costellava i teneri momenti con il marito di bicchierini e confetti al rosolio.

Di rosolio si può regnare. Non solo l’imperatore Francesco Giuseppe lo consumava regolarmente, ma anche regnanti contemporanei come la Regina Elisabetta che adora le goccioline al rosolio racchiuse in piccole perle trasparenti.
Di rosolio si può trascendere. Capitò a un compagno del mitico Giamburrasca di Vamba che, con i suoi amici, riuscì a sfasciare la pasticceria del padre dopo aver esagerato con la “rugiada di sole”.

Un rosolio alla fine del pasto è una gran goduria e la sua bassa gradazione permette di berlo senza troppi giramenti di testa.

A cura di Egeria Di Nallo - Homefood - Le Cesarine www.homefood.it


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