Biologico etico: a “Fa’ la cosa giusta!” parlano i contadini

Abbiamo ascoltato la testimonianza dei pionieri dell’agricoltura biologica. Un libro edito da Altreconomia racconta la loro esperienza

Agricoltura sostenibile

Il biologico è ormai una moda. Ma cosa ne pensa chi lo ha scelto già vent’anni fa, sfidando i pregiudizi per esplorare la nuova frontiera dell’agricoltura? Durante l’ultima edizione di “Fa’ la cosa giusta!” lo abbiamo chiesto a Bruno Sebastianelli, fondatore della cooperativa marchigiana La Terra e il Cielo, storico fornitore Coop di cui abbiamo già raccontato la storia su questo sito.

Ci spiega che oggi molti terreni sono ipersfruttati e spesso saturi di sostanze chimiche, con conseguenze sulle capacità nutrizionali degli alimenti: a queste dinamiche si oppone la produzione di biologico vero, attenta a difendere il territorio dai rischi ambientali. Un rispetto che si estende anche alle comunità che abitano i territori, come afferma Bruno Sebastianelli: “Oggi il biologico è diventato un business, mentre la nostra filiera è tutta italiana e garantiamo un prezzo giusto al fornitore. Noi non andiamo dietro al mercato, che uccide sia l’agricoltura tradizionale che quella biologica, ma abbiamo fissato un prezzo minimo e massimo che vogliamo garantire al produttore”.

Sulla questione del prezzo giusto si concentra Roberto Brioschi, autore del libro “Biologico Etico”: “Il cibo costa troppo poco. È vero, abbiamo tutti bisogno di risparmiare: ma quali sono i costi ambientali dei prodotti low cost? Noi vogliamo produrre un cibo biologico che rispetti l’ambiente, ma anche il lavoratore”.

Nel volume, edito da Altreconomia, l’autore ci spiega che i cittadini hanno dato la delega ai contadini perché producano il cibo, elemento fondante della vita. Questo rapporto si rompe negli anni ’50 in seguito all’uso massiccio della chimica: con l’introduzione dell’alta meccanizzazione cambia la geografia, le campagne si svuotano e i contadini diventano operai privi di formazione. Alla fine degli anni ’70 tanti cercano di costruire un sapere attraverso il ritorno all’agricoltura naturale, ovvero alla capacità di produrre cibo padroneggiandone i processi. Oggi per fortuna si è ricostruita una filiera di saperi, perché i contadini non sono più soli: editori, intellettuali, economisti e famiglie sono dalla loro parte. “Il biologico etico è tornato: i contadini sono in grado di produrre il cibo in autonomia senza depauperare il territorio. I consumatori ritornano a essere padroni della propria pancia”, conclude Roberto.



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