In Puglia il primo vivaio comune della biodiversità locale

A Castiglione d’Otranto, su 10 ettari concessi gratuitamente dai privati, l’associazione Casa delle agriculture Tullia e Gino ha reintrodotto colture antiche

Biodiversità

La biodiversità va difesa. Non solo perché rappresenta una ricchezza per l’ecosistema, ma anche perché fa bene all’economia del territorio. In Puglia, a Castiglione d’Otranto, l’associazione Casa delle agriculture Tullia e Gino ha fatto nascere il primo vivaio comune della biodiversità locale. Su dieci ettari concessi in comodato d’uso gratuito dai privati, l’associazione coltiva farro, grano duro e tenero, 17 varietà di pomodori, numerosi prodotti antichi come la “pastinaca” o carota di Tiggiano, la cicoria di Galatina, il cece nero di Otranto, la canapa sativa, la cui reintroduzione potrebbe costituire una opportunità economica per tutto il Mezzogiorno.

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Questo paese in provincia di Lecce è segnato da un elevato tasso di emigrazione: i giovani abbandonano il paese alla ricerca di un lavoro, i bambini che nascono sono sempre meno e la popolazione invecchia. Nelle campagne, dove un tempo le colture non si contavano, oggi è sempre più facile trovare terreni incolti, spesso colpiti da incendi e trattati con diserbanti. Così sono scomparse produzioni che da queste parti erano diffuse e alimentavano anche l’economia locale. L’Associazione Casa delle agriculture Tullia e Gino ha pensato quindi di reintrodurre le colture storiche con lo scopo di recuperare, studiare e riprodurre la biodiversità agricola in modo da trattenere i giovani nel territorio.

La biodiversità della Puglia a portata di clic

Per avviare le coltivazioni, portate avanti con metodi naturali, sono stati coinvolti contadini e volontari. Tutti si sono messi al lavoro per recuperare decine di antiche varietà orticole, cerealicole e leguminose di cui la Puglia è ricca. Qui si è realizzato il sogno di ogni agricoltore biologico: quello di poter scegliere e autoprodurre i semi sottraendosi al mercato dell’agrochimica. Lo scorso giugno il taglio del nastro è toccato a Sunny e a Zain, ragazzi pachistani che, dopo aver soggiornato nel centro di accoglienza per i profughi, hanno deciso di rimanere a lavorare nella Casa delle agricolture. Il vivaio è un’arca della biodiversità, un progetto che guarda avanti per migliorare il territorio, offrire occupazione e un modello di sviluppo sostenibile che mette al centro di tutto l’uomo e la natura.



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