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Scambiarsi i semi: la nuova idea per difendere la biodiversità

Sempre più persone curano giardini, orti, campi e balconi e moltiplicano i semi. Tanti gli appuntamenti per lo scambio

Biodiversità

Scambiano semi autoprodotti di varietà antiche e per farlo si riuniscono in gruppi grazie ai social network, si passano informazioni e creano eventi che diventano una piazza di scambio per moltiplicare e diffondere la biodiversità. Sono i sostenitori del movimento neorurale, che oggi conta circa tre milioni di persone, agricoltori o semplici cittadini che per passione pensano all’ambiente e alle antiche varietà. Quasi un fenomeno di costume che trasforma i cittadini in contadini e che si accompagna a un’attenzione sempre maggiore per i temi legati alla sostenibilità, alle produzioni biologiche rispettose non solo dell’ambiente ma anche della salute. 

In passato gli estimatori dei prodotti considerati di nicchia erano davvero pochi e rischiavano addirittura sanzioni, poi una legge del 2007 ha riconosciuto ai coltivatori il diritto di scambiarsi sementi le cosiddette “varietà di conservazione”. Questo è accaduto in Italia, ma in Europa il problema rimane perché, secondo una direttiva della Comunità europea del 1998, lo scambio e la commercializzazione delle sementi sono riservate esclusivamente alle aziende sementiere. Con la nascita di questa norma è stato improvvisamente cancellato quello che gli agricoltori hanno fatto per millenni riproducendo le sementi antiche del territorio. 

La protesta a questa norma era passata attraverso una sorta di disobbedienza civile, con lo scambio delle sementi, poi le cose son cambiate e, pur con diversi limiti, il libero scambio di semi autoprodotti si è fatto strada. 

Tra campi, giardini, orti e balconi riadattati il movimento neorurale cresce e organizza eventi per lo scambio delle sementi, circa un’ottantina nell’arco di un anno a livello nazionale. Così, ad esempio, mentre la maggioranza dei contadini continua ad acquistare tuberi da seme dall'Olanda, dal Belgio o dal Canada, c’è chi ha imparato nuovamente a rifare le patate da seme, mantenendo poi la propria varietà. Lo scambio di sementi e di conoscenze protegge la diversità e la diffonde. 

Con il movimento crescono le reti dei coltivatori di biodiversità che avviano anche campagne di semina, come avviene nel caso della realtà toscana Rete semi rurali. La rete mette a disposizione di soci e sostenitori un catalogo di varietà locali con l’invito a “mescolare” per combattere l’uniformità. Questo per combattere la crescente erosione del patrimonio di biodiversità e l’attuale modello dominante di agricoltura. 

Oggi le realtà locali sono sempre più numerose e organizzano numerosi appuntamenti in tutta Italia, da Torino a Milano, da Genova a Bologna fino a Forlì, Firenze, Pisa, Grosseto e Belluno. I gruppi si sono dati anche alcune regole da seguire. In primo luogo i semi oggetto di scambio devono essere autoprodotti (ovvero di propria produzione o del gruppo con il quale si lavora) e senza alcun utilizzo di chimica di sintesi. Secondariamente le quantità di ciò che si scambia devono essere comunque ridotte. È poi necessario seguire il principio della reciprocità fondamento dello scambio. Sulla base dell’idea che la biodiversità agricola non è rappresentata solo dal materiale da riproduzione ma anche dalla conoscenza ad esso associata, chi scambia sementi deve anche offrire informazioni per indirizzare il primo utilizzo. Il materiale scambiato non è mai iscritto a cataloghi commerciali.

Se state pensando a dare il vostro contributo alla biodiversità il 5 marzo Wwwof-Italia organizza lo scambio di sementi e conoscenze nella sede di FestAmbiente a Rispescia (GR). Il primo di aprile, invece, negli spazi della Fiera di Primavera a Vecchiano (Pisa), il Distretto di economia solidale Altro tirreno con Rete semi rurali organizza lo “Scambio di sementi, marze e lieviti autoprodotti”.



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