È ancora di stagione il Mandarino tardivo di Ciaculli

Dolce e succoso, ha buccia fine e pochi semi. Questa specialità matura da gennaio a marzo e la sua produzione è oggi Presidio Slow Food

Sicilia

Quando la stagione dei mandarini sembra ormai finita, il Tardivo di Ciaculli colora ancora le pianure di Palermo. Questa tipica varietà, dal sapore dolce e la buccia fine, si differenzia anche per la maturazione che va da gennaio a marzo. Le sue origini sono naturali e tutte siciliane. Il Mandarino Tardivo di Ciaculli deve infatti il suo nome alla borgata in cui è stato scoperto quando Palermo era il cuore della Conca d’Oro: la pianura attorno alla città che – fino alla metà del secolo scorso – era un unico grande giardino ricco di fascino e verdi agrumeti.

Della storica Conca d’Oro oggi resistono ancora le borgate di Ciaculli e di Croceverde Giardina, coltivate quasi interamente a mandarini. Qui – come racconta Slow Food che tra i suoi presidi conta anche il Tardivo – “negli anni Quaranta, per una mutazione spontanea del mandarino Avana, nacque una varietà nuova che maturava più tardi, da gennaio a marzo”. Un frutto dalle caratteristiche amabili e la naturale resistenza che si diffuse in modo rapido tra i coltivatori della zona, senza necessità di particolari trattamenti.

4 ragioni per mangiare un Mandarino Tardivo di Ciaculli

Quella del Mandarino Tardivo di Ciaculli è oggi la produzione più prestigiosa del Consorzio di tutela che riunisce un gruppo di piccoli coltivatori ancora dediti a questa tradizione. Ma il futuro non sembra roseo. Negli ultimi cinquanta anni, riporta Slow Food, i terreni coltivati attorno a Palermo si sono ridotti quasi dell’80%. La città è dilagata rubando progressivamente spazio alla Conca d’Oro con forti rischi legati al dissesto idrogeologico e non solo. Quella degli agrumeti è – e dovrà essere sempre di più – una realtà degna di nota per conservare l’equilibrio naturale della regione. Questo polmone verde del palermitano è infatti importante anche per garantire il giusto grado di umidità e l’arricchimento costante delle falde acquifere.



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