Anello di Monaco: il principe venuto dal Nord

Nella terra dei Gonzaga, pandoro e panettone hanno un concorrente agguerrito
Lombardia


Profuma di nocciole e burro ed è legato a doppio filo alle tradizioni natalizie mantovane. Si chiama Anello di Monaco e, nella terra dei Gonzaga, compete senza sforzo con panettoni e pandori sulle tavole delle feste. Con questi dolci condivide la tenerezza della pasta lievitata, ma si differenzia per il foro all’interno che lo rende simile a una ciambella fuori misura farcita con frutta secca, nocciole e noci, o ancora marron glacé tritati o cioccolato. Certo è che non c’è nulla di meglio di una visita alle pasticcerie di Mantova per gustare questo dolce dalla ricetta complessa e ormai parte integrante delle usanze locali.

Già, perché pare che l’Anello di Monaco sia frutto dell’eredità lasciata a Mantova dai pasticceri svizzeri che - a partire da fine Settecento - giungevano dal Cantone dei Grigioni portando con sé ricette e segreti gustosi. Le origini di questa ciambellina dalla sommità glassata affonderebbero quindi le radici in area svizzera-austro-tedesca. Fu infatti la famiglia di Adolf Putscher, di origine svizzera, a proporre per la prima volta ai mantovani l'Anello di Monaco. Era il 1798 e la produzione fu poi perfezionata localmente durante la dominazione austriaca. A suggerirne il nome potrebbe essere stata dunque la forma e il rimando alle più generiche arti pasticcere bavaresi - e qui spunterebbe il nome della città di Monaco.

A dirla tutta, le versioni sulla sua origine sono tutt’altro che univoche. Ad alcuni infatti piace pensarlo come frutto delle sperimentazioni culinarie di un monaco benedettino: il frate avrebbe apportato alcune varianti alla ricetta della “solita” ciambella per dar vita a un dolce nuovo e ben più ricco. Ma che sia frutto del pio chef o dei sontuosi pasticceri nordici, l’importante è non farsi sfuggire questa specialità che si trova dietro le vetrine (e sulle tavole) mantovane solo nel periodo delle feste natalizie.


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