Burrata di Andria Igp: una storia di panna e sfilacci nel cuore della Puglia

Questo piccolo sacchetto di pasta filata dal morbido ripieno è nato per conservare il latte ed è oggi uno dei più amati prodotti caseari della regione 

Puglia

La Burrata di Andria Igp nasce dal felice incontro tra panna e formaggio a pasta filata. Questo piccolo “sacchetto” dal morbido ripieno è oggi uno fra i più amati prodotti caseari pugliesi, e si distingue per sapore, profumo e metodo di lavorazione. La Burrata di Andria Igp è fatta a mano, ed è a base di latte vaccino. Nella parte più esterna s’incontra il formaggio a pasta filata, mentre il cuore custodisce una combinazione di “sfilacci” e panna chiamata stracciatella. Questo nome non è casuale: come chiarito dall’Organizzazione Nazionale degli assaggiatori di Formaggio (Onaf), l’appellativo deriva dalla modalità con cui, in fase di lavorazione, la pasta filata viene appunto “stracciata” a mano per formare pezzi di forma e lunghezza irregolari.

Il peso di una burrata può variare dai 100 ai 1000 grammi, ma il gusto è sempre inconfondibile. Secondo la tradizione, si porta in tavola condita con un filo di olio extra vergine d’oliva abbinata a pomodori o insalate. In qualunque ricetta sia infilata, il modo migliore per assaporarla è comunque unendo entrambi i suoi strati, con le loro diverse consistenze, in un unico boccone.

La Burrata di Andria – che ha ottenuto nel 2017 il marchio Igp – è da sempre legata al suo territorio. Pare sia nata nel cuore della Puglia all’inizio del Novecento grazie all’ingegno del casaro Lorenzo Bianchino di stanza nella masseria di Piana Padula nell’Alta Murgia. A riguardo esistono diverse versioni, tuttavia pare che a causa di una forte nevicata il casaro rimase isolato insieme al latte da portare in paese per fare il formaggio. Per evitare che andasse sprecato, decise dunque di riempire una fiaschetta di pasta filata con la parte grassa affiorata su quel latte. Nella farcia aggiunse anche sfilacci della stessa pasta e richiuse il tutto in quella che sarebbe poi diventata la Burrata di Andria Igp, simbolo indiscusso della tradizione casearia pugliese.

La Burrata di Andria Igp nasce dal felice incontro tra panna e formaggio a pasta filata. Questo piccolo “sacchetto” dal morbido ripieno è oggi uno fra i più amati prodotti caseari pugliesi, e si distingue per sapore, profumo e metodo di lavorazione. La Burrata di Andria Igp è fatta a mano, ed è a base di latte vaccino. Nella parte più esterna s’incontra il formaggio a pasta filata, mentre il cuore custodisce una combinazione di “sfilacci” e panna chiamata stracciatella. Questo nome non è casuale: come chiarito dall’Organizzazione Nazionale degli assaggiatori di Formaggio (Onaf), l’appellativo deriva dalla modalità con cui, in fase di lavorazione, la pasta filata viene appunto “stracciata” a mano per formare pezzi di forma e lunghezza irregolari.

Il peso di una burrata può variare dai 100 ai 1000 grammi, ma il gusto è sempre inconfondibile. Secondo la tradizione, si porta in tavola condita con un filo di olio extra vergine d’oliva abbinata a pomodori o insalate. In qualunque ricetta sia infilata, il modo migliore per assaporarla è comunque unendo entrambi i suoi strati, con le loro diverse consistenze, in un unico boccone.

La Burrata di Andria – che ha ottenuto nel 2017 il marchio Igp – è da sempre legata al suo territorio. Pare sia nata nel cuore della Puglia all’inizio del Novecento grazie all’ingegno del casaro Lorenzo Bianchino di stanza nella masseria di Piana Padula nell’Alta Murgia. A riguardo esistono diverse versioni, tuttavia pare che a causa di una forte nevicata il casaro rimase isolato insieme al latte da portare in paese per fare il formaggio. Per evitare che andasse sprecato, decise dunque di riempire una fiaschetta di pasta filata con la parte grassa affiorata su quel latte. Nella farcia aggiunse anche sfilacci della stessa pasta e richiuse il tutto in quella che sarebbe poi diventata la Burrata di Andria Igp, simbolo indiscusso della tradizione casearia pugliese.

 

 



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