Cachi: il cibo degli dei che ha trovato casa in Emilia Romagna.

Nativo dei paesi d’oriente è ormai tra i simboli del Bel Paese dove si raccolgono immaturi per essere gustati sulle tavole d’autunno.
Emilia-Romagna


Li chiamano mele d’oriente o cibo degli dei, ma a dispetto delle sue origini esotiche il cachi è ormai entrato a pieno titolo tra i protagonisti dell’autunno italiano. Ed è ancora più vero se si parla dell’Emilia Romagna che, insieme a Veneto, Campania e Sicilia ne è tra i maggiori produttori sulla Penisola, dove se ne coltivano oltre 2 mila ettari per una raccolta che, ogni anno, supera le 50 mila tonnellate.

In terre emiliane il cachi è arrivato da tempo. Questo frutto dalle preziose proprietà ha cominciato il suo viaggio verso occidente intorno alla metà dell’Ottocento, approdando così nelle aree mediterranee. Proprio in Emilia Romagna ha trovato condizioni favorevoli con estati calde e inverni freddi (ma non troppo), e assenza di vento: uno dei grandi nemici di questa pianta della famiglia delle Ebenacee, la stessa cui appartiene l’ebano. Il cachi ha una buona adattabilità ai vari terreni, anche se argillosi; l’importante è che siano profondi, dotati di un buon drenaggio e con uno scarso contenuto di boro e di sodio. A dirla tutta, i primi territori italiani a ospitare questa pianta antichissima sono stati quelli meridionali poi, con il passare del tempo, si sono studiate cultivar e portainnesti resistenti a temperature piuttosto fredde. Ora il cachi è tra i protagonisti indiscussi anche dell’autunno emiliano dove amichevolmente - e con un vago gusto improprio - è chiamato caco, in un’ipotetica versione al singolare.

Il suo appellativo corretto fa invece riferimento al nome botanico che significa “frumento di Giove” (dall’accostamento delle due parole greche Diòs, riferito al dio Giove, e pyròs, frumento). Il termine kaki rimanda invece al suo colore aranciato. I frutti vengono raccolti immaturi, quando ancora la polpa è soda, aspra e molto astringente. Si lasciano quindi maturare a dovere perché diventino gelatinosi, mollicci e dolcissimi. Anche al momento dell’acquisto, il cachi in genere è ancora acerbo. Per velocizzarne la maturazione? Provate a mettergli accanto alcune mele. Queste ultime sono in grado di sviluppare etilene, un ormone gassoso capace di abbreviare i tempi di maturazione del frutto.


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