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Come il Parrozzo divenne il dolce della terra d'Abruzzo

Studiato tra i sapori della regione e battezzato da D’Annunzio. Ce lo racconta Pierluigi Francini, nipote del suo inventore Luigi D’Amico e depositario di questa tradizione da generazioni

Abruzzo

Tutto è cominciato da un’idea di tipicità, ricerche accurate e grande passione per i gusti e i colori abruzzesi. Una cosa è certa: il Parrozzo nasce da uno slancio imprenditoriale tutto legato al territorio. Su questo non ha alcun dubbio Pierluigi Francini della Luigi D’Amico Srl di Pescara e nipote di quel Luigi D’Amico che fu l’inventore del dolce più caratteristico d’Abruzzo. Come racconta Pierluigi: “Era intorno alla fine della prima guerra mondiale e si trattava di creare un dolce che diventasse simbolo della Regione. Così mio nonno materno fece alcune ricerche, puntando lo sguardo sui prodotti più tipici tra cui le pagnotte che, ogni giorno, i contadini impastavano per le loro famiglie”.

Proprio pensando al pane più popolare - quello rozzo e nero che si preparava nei cortili - prenderà forma il noto Parrozzo. Una vera “trasposizione dolciaria” dell’antica e rustica ricetta, come l’hanno definito gli slogan del tempo. Il Parrozzo, precisa Pierluigi, “ha conservato la forma semisferica e i colori del pane: la crosta scura è data dal cioccolato fondente, mentre il rosso della pasta è affidato alle uova”. Al nome e alla confezione ci hanno poi pensato due grandi personalità dell’epoca: “Fu Gabriele D’Annunzio a battezzare il Parrozzo, da pane-rozzo, dando poi vita a una lunga relazione epistolare con mio nonno. Lo studio della confezione fu affidato invece al grafico Armando Cermignani che realizzò la tipica scatola cilindrica guarnita con bacche e rametti della terra d’Abruzzo, ancora oggi sotto brevetto e simbolo indiscusso del dolce”.

Quest’unione di tradizioni culinarie e tocchi intellettuali aveva intanto iniziato a muoversi attorno al “Ritrovo del parrozzo”: esclusivo punto vendita che ancora si trova a Pescara. Quest’anno il Ritrovo compie novant’anni e visitarlo significa anche immergersi nelle fotografie storiche e nelle lodi che illustri personaggi hanno fatto di questo prodotto in ogni epoca. Ecco perché, come ha spiegato Pierluigi, “produrre oggi il Parrozzo significa avere una grande responsabilità unita all’orgoglio di perpetuare una storia pur nelle difficoltà”. Una storia portata avanti dai suoi figli Giorgio, Teresa e Filippo Francini, titolari della D’Amico Srl che, accanto al Parrozzo classico, producono anche la sua versione gelato. Come degustarlo al meglio? “Il Parrozzo non ha bisogno di nulla – conclude Pierluigi – ma se lo si vuole abbinare non c’è niente di più indicato dell’Aurum, l’antico liquore di Pescara a base di brandy e infuso d’arance, oppure un classico Ratafià preparato con le uve del Montepulciano d’Abruzzo”.

Foto: Luigi d'Amico



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