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Fava di Leonforte, la "carne dei poveri" è una delizia

Recuperata da un presidio Slow Food questo prodotto siciliano ha un gusto sorprendente da valorizzare in cucina e un alto contenuto proteico

Fava di Leonforte

Nella campagna siciliana, in provincia di Enna, cresce una fava gigante dall’alto contenuto proteico, tanto da essere considerata la “carne dei poveri”. La fava larga di Leonforte è una coltivazione antica oggi sempre più apprezzata e valorizzata, ma che solo una decina d’anni fa, limitata alla coltivazione per il consumo famigliare, ha rischiato di scomparire.

Salviamo le fave di Leonforte

Le sue doti sono state pian piano recuperate grazie alla passione e all’amore per i prodotti antichi di alcuni agricoltori di Leonforte, Assoro, Nissoria, Calascibetta, che si sono riuniti in un presidio Slow Food. Un disciplinare di produzione garantisce poi la conservazione del seme, le tecniche di coltura tradizionali e la lavorazione manuale.

Larga, poco farinosa e di facile cottura, la fava larga di Leonforte, nota anche come fava turca, è davvero molto gustosa e nutriente. Un tempo la coltivazione della fava era molto diffusa, perché era centrale nella rotazione delle colture con il frumento. Grazie al legume, infatti, il terreno si arricchisce di azoto per restituire vigore alle nuove coltivazioni.

Segni particolari della Fava di Leonforte

La fava larga di Leonforte, oggi inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (Pat), viene seminata a novembre e la coltura richiede molta cura perché, per evitare la crescita di erbacce intorno alla pianta, si deve zappare il terreno di tanto in tanto. Un sistema antico e faticoso che non è mai cambiato, ma che evita ai produttori l’utilizzo di diserbanti. La raccolta avviene poi manualmente quando le favi (chiamate “favaianane”) sono ancora verdi. A giugno il prodotto viene fatto essiccare per circa 15 giorni.

Provate la fava di Leonforte in cucina

Preziosa fonte di sali minerali e proteine, le fave di Leonforte si consumano verdi appena raccolte: si bagnano nel sale con le cipollette (favaiana e cipuddetti) e si gustano con il formaggio pecorino. Non solo, perché sono un ottimo condimento per la pasta o protagoniste di secondi piatti. Un’alternativa è preparare la “frittedda”, una frittella dal sapore ricco con fave, pancetta e cipolle soffritta in olio extravergine d’oliva. Con le fave secche si prepara il “macco”, una sorta di purea che si serve con la cicoria. Ma le ricette certo non mancano. Con il prodotto secco, che non ha necessità di prolungato ammollo, si prepara la “pasta ccu’ i “favi a du’ munni” o la “frascatula”, una polenta con finocchietti selvatici e farina di fave abbrustolite e di ceci. Lessate con erbe, aromi e spezie o in umido sono sempre e comunque una delizia per il palato.

 



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