Fiorisce la stagione del delicato miele di sulla

Nel mese di maggio i campi di Tornareccio si tingono di rosso e le api cominciano la raccolta del nettare dai fiori della pianta foraggera. Ecco come nasce il prodotto di Adi Apicoltura

Abruzzo

Nel mese di maggio i prati destinati al foraggio sulle colline di Tornareccio, in provincia di Chieti, si tingono di rosso. È il momento in cui la primavera dona alle api il dolce polline dei fiori di sulla e nelle arnie l’attività freme. Per l’apicoltura del territorio è la stagione che celebra una delle produzioni più tipiche: quella del miele di sulla, in passato utilizzato dalle famiglie al posto dello zucchero semolato, di più difficile reperibilità. E così nel 1858 Giuseppe Antonio Iacovanelli, come tanti altri a Tornareccio, decise di procurarsi due arnie per produrre il miele in casa, un prodotto di prima necessità.

Faceva l’insegnante, ma la sua passione per l’apicoltura fece presto nascere una vera e propria attività. Dalle due iniziali, le arnie divennero presto quattro, poi otto fino a costituire la base di una piccola produzione familiare destinata a crescere con il passare degli anni. Prima con il figlio Emilio, poi con i nipoti Dario e Amedeo e oggi con i bisnipoti, l’attività nata dalla passione per le laboriose api ha creato un’azienda, l’Adi Apicoltura, che ha conservato la raccolta tradizionale del miele. Dei 2mila alveari dell’azienda, ogni anno, rispettando i tempi della natura, 1.600-1.700 sono attivi per produrre un miele biologico d’eccellenza, confezionato così come viene raccolto, senza pastorizzazione, microfiltrazione, aromatizzazione o miscele.

In quest’area dell’Abruzzo il miele è principalmente di sulla, di acacia o millefiori, mentre per ottenere altre tipologie è necessario spostarsi. Dario e Amedeo Iacovanelli hanno presto capito che per estendere la produzione erano necessarie nuove fioriture e così avviarono il nomadismo con le arnie. Da Tornareccio si spostarono verso l’Umbria, poi nell’Agro pontino dove c’era abbondanza di eucalipto. Un’autentica corsa all’inseguimento dei fiori.

“Nel territorio – spiega Fabio Iacovanelli, che ha raccolto il testimone del bisnonno Giuseppe Antonio – le colture di grano non sono mai state molto diffuse. Per questa ragione si è sviluppato l’allevamento dei bovini e molti campi sono stati destinati a creare foraggio per gli animali. La pianta foraggera più diffusa da queste parti è la sulla e dal polline raccolto dalle api nasce un miele dal sapore molto delicato, che si presta a un ampio utilizzo. Il miele viene raccolto a metà giugno, quando l’ape ha concluso la raccolta del nettare, la bottinatura. Lo confezioniamo così com’è, senza manipolazioni e questo garantisce di conservare intatte le caratteristiche organolettiche e di qualità del prodotto”.

Il miele di sulla è di colore bianco e dalla consistenza piuttosto densa, perché si cristallizza. Il suo gusto ha sentori di graminacee, ma è comunque delicato e per questa ragione è molto versatile. Si presta ad essere utilizzato come dolcificante per le bevande e nella preparazione di dolci. Al palato il miele di sulla ha un sapore persistente e può essere gustato in abbinamento a formaggi freschi e ricotte o magari a formaggi piccanti come il pecorino per attenuarne le note forti. Può essere anche degustato con pietanze in agrodolce (meglio se calde o tiepide), carni bianche e piccola cacciagione.

Il suo sapore dolce e delicato, mai stucchevole, lo rende particolarmente adatto all’alimentazione dei bambini. Un ottimo alleato da conservare in dispensa, ricordando anche che la sua storia è una storia di passione. E tutto sarà ancor più dolce.

Foto di: Adi Apicoltura



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