In Friuli Venezia Giulia la vendemmia è un convivio di aromi e tradizioni

Un microclima ideale regala aromi unici ai vini bianchi friulani. A Cormòns per i viticoltori la raccolta dell’uva è un rito che racconta la storia della loro terra

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra scorrere più lento, dove il legame tra l’uomo, la terra e le sue vigne è fatto di passione, fatica e condivisione. In Friuli Venezia Giulia la stagione della vendemmia è una festa, di quelle che finiscono sempre ritrovandosi a tavola con un “taj de blanc” (un taglio di bianco), un bicchiere di vino bianco leggero e aromatico, capace di rallegrare i commensali e conquistare mezzo mondo.

A Cormòns, nel nord-est della regione, il clima è generoso e permette alla terra di cullare dolcemente i suoi frutti. Da un lato le Alpi Giulie e la catena del monte Canin proteggono la pianura dai freddi venti nordici, dall’altro la brezza marina accarezza le coltivazioni riscaldandole. Un microclima ideale, le cui manifestazioni sono ben note ai vecchi contadini.

Meni, 79 anni, si alza molto presto la mattina e si mette subito al lavoro. Ripete che “quando le ciliegie sono buone anche l’uva è buona”. La tradizione contadina dice, infatti, che quando il raccolto del frutto di maggio è di qualità, lo sarà anche quello di settembre. E quest’anno le cose sembrano andare per il verso giusto: “L’annata è favorevole alla vite: c’è poca erba medica” rassicura Meni. Lui è uno dei soci conferitori più anziani della cantina Cormòns, nata nel ’68 nell’omonimo paese adagiato ai piedi del monte Quarin, e mai mancherebbe all’appuntamento delle 7, quando i vendemmiatori iniziano il loro lavoro. È proprio questa l’ora migliore, perché l’aria è ancora fresca. Si distribuiscono le forbici e si cominciano a tagliare i grappoli d’uva, subito raccolti in cesti e poi in cassette che saranno portate alla cantina.

I gesti sono uguali da secoli, gli stessi dei 14 agricoltori che decisero di unire le forze, di far nascere una cooperativa per trasformare e commercializzare il loro prodotto. I viticoltori, che oggi sono diventati 150 su quasi 500 ettari, hanno continuato a lavorare in piccoli appezzamenti sparsi sul territorio, una caratteristica di queste zone.

Qui, durante la vendemmia in molti casi ancora famigliare, esiste il “baratto della manodopera”, ci si dà una mano e così il carro del vicino si sposta nel vigneto amico e il favore viene restituito con braccia che lavorano. Un ritorno al passato fatto di buon senso e piccoli gesti che hanno saputo ben coniugarsi con la moderna attenzione alla qualità.

L’aroma dei vini bianchi del Friuli Venezia Giulia è davvero unico. Grazie alla mineralità dell’uva, agli aromi enfatizzati dalla forte escursione termica tra giorno e notte, nascono vini Doc come la Ribolla Gialla, il Friulano, il Verduzzo Friulano, la Malvasia Istriana, il Collio Bianco, il Picolit. Non mancano neppure i rossi, seppur la produzione sia nettamente inferiore, come lo Schioppettino, il Pignolo, il Tazzelenghe, o il Refosco dal Peduncolo Rosso.

I filari d’uva del Friuli Venezia Giulia raccontano la storia di una terra di confine, dove il passaggio delle popolazioni è stato accompagnato dalle loro vigne. Mentre si ricorda il centenario della prima guerra mondiale, qui la cantina produttori Cormòns raccoglie l’uva della Vigna del mondo, 700 varietà di vitigni provenienti da tutto il globo. Nasce così il Vino della pace, un simbolo forte di fratellanza e condivisione, un messaggio importante che arriva da una terra generosa che porta con sé ferite profonde. Ogni anno vengono prodotte dalle 6 alle 8mila bottiglie, poi donate ai capi di stato per ricordare il valore della pace. E allora è necessario fermarsi, alzare il bicchiere e assaporare l’essenza del Friuli Venezia Giulia.



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