Frustingo, il dolce di Natale sofisticato e trasformista

Nelle Marche prende diversi nomi e la ricetta cambia a seconda della provincia. Non mancano mai fichi e frutta secca

Marche

Ha diversi nomi e gli ingredienti possono cambiare, ma una cosa è certa: per i marchigiani il frustingo è il dolce tipico del Natale. A seconda della provincia in cui viene preparato si chiama fristingo, frostengo, pistingo o bostrengo e ogni famiglia ha la sua ricetta.

La nascita di questa delizia, aromatica ed energetica, risalirebbe addirittura agli etruschi. Per questa ragione si dice che il frustingo sia il dolce natalizio più antico, nato ancor prima della festività. In epoca romana era chiamato “panis picentiunus” (il pane dei Piceni), ed era consumato ammorbidito nel latte mielato. Il nome popolare deriva dal latino “frustum” che significa “pezzetto” o “tozzo”, ma anche “povero”, perché tra i suoi ingredienti non c’era il prezioso zucchero.

Nella tradizione alla base del dolce c’era il pane raffermo tagliato e ammorbidito in un sugo di fichi secchi e mosto cotto (sapa, nelle Marche), frutta secca, cioccolato, spezie e una spruzzatina di liquore all’anice (Mistrà). La ricetta si è pian piano evoluta nel tempo, a seconda di quello che era disponibile, e oggi ne esisterebbero addirittura 22 varianti.

Secondo la ricetta ascolana per preparare un ottimo frustingo è necessario 1 chilo di fichi secchi, mosto cotto, noci, mandorle e pinoli, uvetta, arancia e cedro canditi, caffè in polvere, caffè espresso, farina integrale, cacao amaro in polvere, zucchero, rhum, liquore all’anice, olio extravergine di oliva, buccia tritata di limone, noce moscata e cannella. La preparazione è piuttosto laboriosa. La tradizione vuole che l’impasto sia lavorato a lungo con l’olio d’oliva e, solo dopo un prolungato riposo, sia cotto nel forno a legna per essere finalmente gustato, possibilmente accompagnato da un buon bicchiere di vino cotto. Una volta pronto, il dolce può essere conservato anche un mese.

 



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