Il borlotto: un fagiolo che “mangia” gli altri fagioli

Per lungo tempo è stato così famoso da mettere a rischio la sopravvivenza di altre varietà preziose. Che però stanno cercando la rimonta.
Marche


Sono i protagonisti della cucina povera e i re della tradizione contadina marchigiana. I fagioli borlotti, insieme agli altri legumi della regione, sono parte integrante dei gusti, dei paesaggi e delle usanze più antiche. Per anni sono stati solo una delle tante varietà di fagioli coltivati nelle Marche. Primeggiavano sulle tavole insieme a ceci, lupini, cicerchia e non solo. Poi qualcosa è cambiato e i Phaseolus vulgaris (questo il loro nome scientifico) hanno finito per conquistare quasi tutta la scena.

Merito della loro versatilità e capacità di assorbire i gusti in ogni ricetta. E così il borlotto si è fatto strada - specie nel dopoguerra - acquistando sempre più spazio nelle aree di pianura irrigua e guardando al settore dei surgelati e all’industria. Negli ultimi decenni hanno così conquistato quasi tutto il mercato rischiando di far scomparire l’enorme varietà di fagioli locali un tempo gelosamente conservate da ogni agricoltore.

Ma quella della tirannia del borlotto è una storia a lieto fine che si legge oggi nel rapporto del Cermis sul “Progetto di sperimentazione e recupero di produzioni agricole e agroalimentari - I fagioli”. Il progetto biennale, volto alla valorizzazione del territorio, ha puntato alla salvaguardia della biodiversità attraverso le produzioni tipiche, economicamente sostenibili, legate a elementi di interesse storico, culturale e sociale.

È il caso del fagiolo di Laverino, nell’area di Fiuminata, o quello del Cenerino del lago di Colfiorito e del fagiolo del Monachello, che pare fosse presente dalla metà del 1900 nella zona dei Sibillini. Oppure, per citarne altri, il fagiolo della Regina Alto e il fagiolo della Regina Basso, coltivati nel maceratese. L’indagine ha permesso di verificarne l’origine, la diffusione sul territorio e le tecniche di coltura tradizionale per consentire ad aziende o agriturismi di riprenderne la coltivazione e riportarli in tavola insieme all’intramontabile borlotto.


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