Il brodetto che piace ai vastesi: con i pesci cucinati interi

Piatto tipico della cucina adriatica, nella cittadina abruzzese è preparato secondo un’antica usanza con almeno cinque varietà di pesci. Rigorosamente cucinati interi
Abruzzo


Si racconta che a inventare la ricetta “moderna” del brodetto alla vastese sia stata nell’Ottocento la moglie di un pescatore, che per arricchire il pasto che cucinava ogni giorno decise di aggiungere al pesce pomodori, prezzemolo e aglio. Prima di allora a Vasto (Chieti) il brodetto era un piatto bianco, preparato a bordo dalle paranze utilizzando i pesci rovinati dalle reti e quindi non vendibili, cucinati con acqua di mare, olio, cipolle e peperoncini rossi interi.
Il brodetto di pesce è un saporitissimo piatto che nelle sue infinite varianti racconta la storia di ogni singola comunità. Simbolo della cultura alimentare di tutto l’Adriatico da Trieste a Termoli, a Vasto lu vrudatte ha caratteristiche peculiari, sia per quel che concerne gli ingredienti, sia per le modalità di preparazione.

Il pesce, innanzitutto, deve essere pescato tra Ortona e Vasto. La ricetta del brodetto alla vastese prevede inoltre l’utilizzo di almeno cinque diverse varietà: immancabili i pesci di scoglio, come scorfani, tracine, testoni, lucerne, panocchie, seppie e triglie, cui si aggiungono, anche a seconda della stagionalità, il nasello, il palombo, la razza, i calamari, gli scampi e le sogliole.

Tipica anche la cottura, che avviene in un largo tegame di terracotta dal bordo basso - in dialetto chiamato “tijelle” - grande abbastanza da evitare sovrapposizioni tra i pesci, che vanno cucinati interi e aggiunti gradualmente a seconda dei diversi tempi di cottura, in base a un ordine ben preciso. È importante poi non mescolare: la pentola deve essere “trizzicata”, ovvero scossa delicatamente con un movimento sussultorio e circolare, per evitare che il pesce si attacchi al fondo.

L’intera cottura deve infine avvenire con il coperchio. Portarla in tavola ancora coperta e poi liberare tra i commensali il profumo di questa succulenta pietanza è un rito che ancora oggi si ripete. L’usanza pretende che ci si serva direttamente dal tegame, gustando lu vrudatte con fette di pane tostato e condendo un bel piatto di pasta con il sugo di cottura.


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