Il Buon Enrico di montagna diventa una gustosa purea

Quest'erba spontanea viene raccolta in Trentino per la preparazione di specialità gastronomiche ricche di sapore. Foglie e germogli in crema per una carica di vitamine e sali minerali

Trentino Alto Adige

Sulle montagne del Trentino la natura dona erbe spontanee preziose e gustose. Qui la loro raccolta è una consuetudine e la cucina tradizionale sfrutta la possibilità di avere sempre a portata di mano ingredienti freschi che crescono dove l’aria è buona e l’acqua è di sorgente.

La montagna è generosa tanto quanto è necessario per creare specialità gastronomiche originali e dai sapori intensi e delicati come la purea di Buon Enrico prodotta dall’azienda Primitivizia, che in provincia di Trento si è messa a raccogliere luppolo, crescione, bardana, tarassaco e tante altre erbe mettendo in primo piano materie prime non sempre facilmente reperibili e valorizzando la lavorazione a mano.

Buon Enrico non è un complimento per un bravo cuoco, ma il nome comune della pianta erbacea Chenopodium bonus-henricus, lo spinacio di monte raccolto in tarda primavera ai margini di malghe e pascoli di montagna. Della pianta, che raggiunge anche i 60 centimetri di altezza, si utilizzano solo le foglie molto tenere e i germogli. Sull’origine del nome ci sono due ipotesi. La prima lega il nome all’antico dio pagano Enrico, protettore della casa perché la pianta cresce non lontano dalle abitazioni. La seconda sostiene che il nome sia legato a Enrico IV di Navarra, che nel 1600 permise alla popolazione della sua città di accedere al parco del suo giardino per raccogliere le erbe in esso coltivate. Per ringraziarlo del gesto i sudditi vollero dare questo nome alla pianta.

Storia del nome a parte, nelle zone alpine l’erba Buon Enrico viene raccolta e lessata e condita con olio e limone o fatta passare in padella, ma sono davvero tante le ricette in cui diventa protagonista al posto del comune spinacio. Utilizzando olio extravergine di oliva e sale può diventare anche una deliziosa purea da gustare con i formaggi d’alpeggio o i salumi, da utilizzare come ingrediente di torte e strudel salati, frittate e per arricchire i primi piatti come pasta, gnocchi o riso. Il suo sapore dolce con note torbate riesce a rinnovare la tavola pensando anche alla salute. Il potere nutritivo del Buon Enrico, infatti, è molto alto. È ricco di sali minerali e vitamine ed è particolarmente indicato per chi soffre di anemia, come emolliente e depurativo. Un consiglio? Provate la purea di Buon Enrico spalmandola su una fetta di pane casereccio magari accompagnandola con una fetta di formaggio.

Foto: Enrico Blasutto



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