Il Prosecco Docg di Cantina Ruggeri sfida gli spumanti italiani e francesi

Alzare la qualità ed educare il gusto dei consumatori: questa la strategia di una realtà familiare che pensa da grande azienda

Veneto

La Ruggeri è una delle aziende vinicole storiche del Prosecco. Nata verso la metà del secolo scorso, è stata fra le capofila nella nuova era del vino italiano, incentrata sulla qualità. Con le carte in regola per proporsi sui mercati di tutto il mondo, all’altezza di quel “Made in Italy” che per lo straniero è da sempre sinonimo di eccellenza.

Negli anni il Prosecco ha fatto passi da gigante. Oggi si producono oltre 300 milioni di bottiglie, di cui il 60% va all’estero. “I dati raccontano in modo chiaro la qualità del lavoro che noi viticoltori stiamo facendo”, spiega Paolo Bisol, titolare della Ruggeri.

Gli imprenditori trevigiani sono gente forte, legatissima a queste generose terre “che nessuno vuole vendere, preferendo tramandarle di padre in figlio, piuttosto che scambiarle per una montagna di denaro”. Le tecnologie sono ultramoderne, tutto è organizzato ed efficiente: “La nostra resta un’azienda familiare”, racconta Paolo, “ma cerchiamo di pensare come un’azienda strutturata”. Anche i prodotti antichi vengono ridisegnati con uno sguardo nuovo: “Abbiamo creato il progetto Vecchie Viti, con cui valorizziamo vigneti con piante secolari che regalano delle uve straordinarie”, racconta Isabella, figlia di Paolo, che in azienda occupa un ruolo di primo piano.

Per i produttori di Prosecco la nuova sfida è partita nel 2009 con la nascita della Docg (Denominazione di origine controllata e garantita). Un ulteriore suggello di qualità, per il Prosecco creato con uve provenienti da una porzione limitata del territorio e solo da vigneti di collina, i migliori. “È una nuova, fondamentale opportunità”, chiarisce Paolo, “perché ci consente di proporci sui mercati con un prodotto di alta qualità, in grado di competere più da vicino con i grandi spumanti”.

Si tratta davvero di una sfida: bisogna valorizzare la differenza fra Doc e Dogc e convincere i consumatori a spendere di più per un vino migliore, nonostante abbia lo stesso nome. Ma Paolo ha già un’idea: “Dobbiamo raccontare le nostre aziende, perché oggi la concorrenza è spietata. Anche il sistema deve supportarci con una comunicazione adeguata”.

I 70 milioni di bottiglie vendute dalla cantina Ruggeri in 65 anni di storia raccontano dell’ennesimo successo di questi uomini. Che hanno il vino nel sangue.

 



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