L’albicocca più “di nicchia” matura in Val Santerno. E presto si raccoglierà fino a settembre

Nei pressi di Imola si lavora sulla selezione di pregiate varietà autoctone, per crescere ancora in qualità e prolungare la raccolta da maggio a settembre
Emilia-Romagna


La raccolta delle albicocche “nostrane” si avvia ormai verso la conclusione. Ma in Val Santerno, nella zona di Imola (Bologna), in un prossimo futuro la stagione di questo amatissimo frutto potrebbe prolungarsi fino a settembre. Come è possibile? Per saperne di più abbiamo parlato con Claudio Buscaroli, tecnico del Centro ricerche produzioni vegetali che si occupa di ricerca e conservazione delle varietà frutticole romagnole e segue da vicino i progetti in corso.

“Fino a qualche anno fa - spiega Buscaroli - il grosso della produzione si concentrava tra fine giugno e il 20 luglio. Oggi grazie al lavoro di selezione stiamo cercando di ampliare tale periodo, sia anticipando a fine maggio le raccolte di varietà precoci, sia posticipando a tutto agosto e poi fino a settembre la raccolta degli ultimi frutti”. Un lavoro favorito dalle condizioni pedoclimatiche peculiari di questo “paradiso dell'albicocca”, zona ad alta vocazione in cui il morbido frutto arancione viene coltivato fino a 350 metri di quota, su terreni che si estendono per ben 1.400 ettari, il 10% dell’intera superficie nazionale destinata alla coltura delle albicocche.

Qui il primo albicoccheto “industriale” ha fatto la propria comparsa nel 1870. Da allora “alcune varietà tipiche, come la Bella d'Imola e la Precoce Cremonini, hanno conosciuto un progressivo abbandono. Il prodotto tipico dell'area del Santerno si sta invece spostando sempre più su produzioni di nicchia come la Reale d'Imola, o Mandorlona” insuperabile per qualità ma tutt'altro che semplice da coltivare. “E poi c'è la Tondina di Tossignano, che presenta frutti molto piccoli ma eccezionali e che copre al momento non più del 5% della produzione dell'area del Santerno”.

Tutto questo mentre è avviato l'iter per l'ottenimento dell'Indicazione geografica protetta. “Il marchio è un riconoscimento importante, ma da solo non basta” conclude Buscaroli. “È fondamentale far conoscere i nomi e le caratteristiche delle diverse varietà, spesso sconosciuti ai consumatori. Il lavoro che stiamo portando avanti è quindi finalizzato sia a stabilizzare e variare la produzione, sia a costruire linee di prodotto che garantiscano immediata riconoscibilità dei frutti di qualità da parte del consumatore”.


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