L’antica ricetta abruzzese dell’Amaro Jannamico

Questa specialità profumata d’agrumi racconta la tradizione della famiglia Iannamico che produce ancora i suoi liquori rispettando tempi e gesti artigianali 

Abruzzo

Più che un semplice liquore, l’Amaro Jannamico è un distillato delle migliori qualità d’Abruzzo. Il suo aroma si lega ai profumi del territorio, ai gesti tramandati da padre in figlio, e a un’antica ricetta custodita dai paesaggi di Villa Santa Maria, piccolo paese incastonato fra i monti della Maiella. Il colore è scuro, il gusto ricco di sfumature con delicato sentore di agrumi. Ecco perché l’Amaro Jannamico è un ottimo dopo-pasto, ma anche una specialità da assaporare sul gelato, nel caffè, o nei dolci per aggiungere un tocco decisivo.

Il segreto sta nella ricetta ideata dal Cavalier Francesco Iannamico nel 1888 e utilizzata ancora oggi per produrre questo amaro. La Iannamico Liquori, prima di essere un'azienda è infatti una famiglia, saldamente ancorata alle proprie origini, che ha fatto la storia del liquore italiano in Europa e nel mondo. Fin dall’inizio i prodotti Jannamico ottennero importanti onorificenze internazionali tra cui la medaglia d'oro all'Esposizione internazionale di Parigi del 1900; un gran diploma d'onore alla Fiera di Torino e altri premi a Nizza, Roma e Milano.

L’Amaro Jannamico è prodotto seguendo tempi e gesti antichi pur con l’impiego di moderne attrezzature. Tutte le fasi produttive sono gestite dalla famiglia che controlla l'intera filiera, dalla selezione delle materie prime all'imbottigliamento. La tradizione s'inscrive inoltre nel territorio di Villa Santa Maria (Chieti), nota già dal XIII secolo per la scuola di cucina che incantava le corti di tutto il mondo. Ancora oggi questo borgo abruzzese è luogo ideale per la formazione culinaria, nonché città natale di San Francesco Caracciolo, protettore dei cuochi. La stessa famiglia Iannamico è conosciuta localmente con il soprannome di “Monzu”, parola napoletana storpiata dal francese monsieur che - nel Settecento - indicava proprio i cuochi dediti all’arte del gusto e ai piaceri del palato.



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