L’arte raffinata di maneggiare cocomeri: roba da marchigiani

Per i produttori Codma la raccolta si fa a mano e la qualità del frutto si valuta anche picchiettando
Maneggiare cocomeri è un’arte raffinata: di certo non si improvvisa. Ecco perché a Fano, nello stabilimento di Codma, ci son ben tre addetti che si occupano di picchiettare ogni frutto. Si fa per valutarne la qualità, utilizzando il palmo della mano in un tocco accurato e deciso. Per non sbagliare serve orecchio, la capacità di sentirne le vibrazioni tenendolo in braccio, ma soprattutto esperienza. Una qualità, quest’ultima, che non manca ai soci Codma. Da oltre cinquant’anni il consorzio marchigiano riunisce i produttori della zona garantendo la massima cura e certificazione in ogni passaggio, dal campo alla tavola.

Ma come si fa a scegliere il cocomero più gustoso? Magari non lo si dovrà cogliere nei campi, ma qualche piccolo consiglio per orientarsi tra gli scaffali dell’ortofrutta può essere utile. Lo abbiamo chiesto a Francesco Renzoni, tecnico di produzione e responsabile qualità Codma: “Scegliere un cocomero non è facile”, assicura, “ma imparare a distinguere il rumore che produce quando viene battuto è importante. Un suono cupo è senz’altro preferibile: significa che non è né troppo acerbo né troppo maturo, e non avrà spaccature all’interno”.

Nelle Marche la produzione è concentrata sulle colline di Recanati dove l’aria ha sapore di mare, il clima è perfetto per questa coltura e i cocomeri si nutrono di terra argillosa e ricca di potassio. Qui i produttori Codma hanno scelto di dare priorità al buon sapore e a un alto grado zuccherino, curando nel dettaglio tutte le fasi della coltivazione. Grande attenzione viene messa anche nella raccolta, eseguita tempestivamente da esperti agricoltori per garantire tutta la freschezza di questo frutto simbolo dell’estate.


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