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L’irresistibile dolcezza del Carciofo Romanesco Igp

È senza spine, ha una storia antica e un gusto che lo rende sovrano nella cucina romana. Da provare “alla giudia” o nelle sue varianti ripiene

Lazio

Il Carciofo romanesco Igp è senza spine, dolce e versatile quanto basta per diventare il re delle preparazioni romane. Si raccoglie a mano tra gennaio e maggio e, per l’intera stagione, diventa protagonista sulle tavole anche grazie alle tradizioni di queste terre. Ad oggi sono due le cultivar che crescono nei territori di Ladispoli e Cerveteri, lungo il litorale a nord di Roma. Si tratta della Castellammare, precoce che già fa capolino a inizio gennaio, e la Campagnano, tardiva che si raccoglie invece a inizio marzo. La zona di produzione di questa specialità protetta dal marchio Igp comprende anche alcuni comuni di Latina e Viterbo.

Carciofo: il cuore amaro che fa bene al fegato

Tra le qualità del Carciofo Romanesco Igp si conta anche la dimensione: è grosso e con il capolino rotondo che lo rende adatto ad essere cucinato ripieno. La parte più apprezzata è il tenerissimo cuore centrale detto “cimarolo”, ma quello Romanesco è comunque un carciofo in cui la parte di scarto è minima. Il colore va dal verde a violetto. È privo di spine, dolce e molto versatile in cucina. La tradizione lo predilige alla romana", cotto a fuoco lento e condito con pangrattato, aglio, prezzemolo, pepe e abbondante olio. Oppure è da provare “alla giudia": tagliato a spirale in modo da eliminare la parte legnosa e fritto nell’olio con il gambo verso l’alto secondo una ricetta amata in tutta Italia.

Torta rustica al farro con prosciutto e carciofi

Le possibilità culinarie sono tante, anche perché la tradizione del carciofo in queste terre è presente fin dai tempi antichi. Alcuni storici ritengono che già gli Etruschi praticassero la coltivazione del carciofo partendo da varietà di cardo selvatico (Cynara cardunculus). Ad avvalorare questa tesi sarebbero anche le raffigurazioni delle foglie di carciofo ritrovate nelle tombe della necropoli di Tarquinia. È tuttavia nel secondo dopoguerra che il carciofo si diffuse ampiamente nell’area di Ladispoli e zone limitrofe particolarmente vocate. Proprio a Ladispoli, da oltre sessant’anni, la pro-loco promuove e divulga le virtù di questo ortaggio, grazie anche alla pittoresca  Sagra del Carciofo, che lo festeggia nel mese di aprile portando in trionfo questo fiore all’occhiello della cultura gastronomica romana.

Il Carciofo di Paestum Igp: tanto gusto... senza spine

 

Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Carciofi_romaneschi.jpg



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