La Lenticchia di Altamura IGP conquista il mondo (ed è bio)

Il Risorgimento di questo legume è iniziato grazie a Terre di Altamura, un progetto di recupero che ha riunito commercianti e agricoltori. Ed è arrivato a conquistare l’Igp

Puglia

Quando si pensa ad Altamura, nel cuore dell’entroterra barese, si pensa soprattutto alla produzione del grano duro e al pane Dop. Ma proprio qui, a dare man forte alla coltivazione del grano, c’è quella della lenticchia più famosa e pregiata al mondo. Dopo un periodo fiorente intorno agli anni’30, la lenticchia di Altamaura dal colore verde fieno e apprezzata nei mercati internazionali, in Germania, Canada fino all’Australia, ha conosciuto tempi cupi. Tra gli anni ’60 e ’70 la coltivazione del legume si è pian piano diradata a causa della politica di ringrano, che puntava a sfruttare al massimo i campi dove cresceva il grano duro.

C’è voluta la tenacia e la passione di un gruppo di agricoltori e commercianti a far risorgere l’antica produzione. Sono partiti in tre insieme al GAL Terre di Murgia, il Gruppo di azione locale che raccoglie soggetti pubblici e privati allo scopo di favorire lo sviluppo del territorio, e hanno fatto nascere un progetto di valorizzazione e tutela del prodotto antico che è divenuto un consorzio. È nata così Terre di Altamura, un’azienda di riferimento per la produzione, la lavorazione, il confezionamento e la distribuzione di legumi e, soprattutto, della lenticchia locale in tutto il territorio nazionale. Nello splendido territorio della Murgia gli agricoltori che avevano conservato l’antico seme si sono dunque uniti non solo per far rinascere la produzione, ma farla crescere. Fino ad arrivare alla conquista dell’ambita certificazione Igp, avvenuta poche settimane fa: un traguardo che segna l’ingresso di questo legume nella tradizione non solo colturale ma anche culturale dell’Alta Murgia.  

“Siamo stati solo bravi a metterci insieme - spiega Gerardo Centoducati di Terre di Altamura -, tantissimi agricoltori per decine di migliaia di ettari, due università, i Comuni e GAL. E continuiamo a crescere. Terre di Altamura per il prossimo anno ha fatto contratti di semina per circa 4mila ettari di terreno con una produzione stimata di 40mila quintali di lenticchie contro i 20mila quintali totali dell’intera nazione di due anni fa, quando è nata l’azienda”.

Parlare della lenticchia di Altamura Igp significa anche parlare della storia di una comunità, delle persone che hanno reso possibile la rinascita di questa coltivazione, rendendola biologica e migliorando la qualità del prodotto con la passione. C’è la storia di Angela Maddalena, avvocato che ha scelto di guardare con occhi nuovi la sua professione mettendola a servizio del territorio in cui vive e che ama, che ha rilevato due aziende di famiglia e imparato sul campo confrontandosi con chi la terra la lavora da sempre. Ci sono poi i fratelli Milano, Diego e Massimo che nell’azienda agricola ereditata dal padre si sono dedicati rigorosamente alla coltivazione biologica. E anche Giuseppe e Nicola di Murà che hanno deciso di cambiare vita, di rallentare i ritmi e aprire un agriturismo dove curano i cavalli, coltivano la buona cucina e l’orto dove crescono legumi. C’è la loro storia e quella di tanti altri, tutti accomunati dall’amore per la loro terra.

Nella fossa premurgiana oggi finalmente si possono rivedere i fiorellini bianco-glauco di questa antica pianta. La produzione di lenticchie bio continua a crescere controllata e senza l’utilizzo di pesticidi e funghicidi. In autunno si semina, mentre a maggio si va sui campi per verificare il buon andamento del raccolto. In estate i primi ad assaggiare e selezionare il prodotto, raccolto ancora manualmente, sono proprio gli agricoltori. Tutto avviene nel rispetto dell’ambiente circostante, di una terra fertile e generosa, resa ancora più ricca proprio grazie a questa coltura miglioratrice, perché permette l’azoto fissazione fondamentale per la coltura successiva, il grano.

“Abbiamo una politica agricola comune – spiega Gerardo Centoducati di Terre di Altamura – che favorisce le rotazioni in un territorio vocato alla produzione di lenticchie”. Così il recupero e la diffusione del legume ha fatto bene anche all’economia del territorio.

Per promuovere la conservazione del germoplasma della lenticchia della Murgia, Terre di Altamura ha puntato anche sull’educazione. L’azienda ha infatti avviato un percorso didattico nelle scuole, perché la sfida della biodiversità guarda al futuro.

“Stiamo cercando – continua Centoducati – di tutelare l’autenticità della lenticchia di Altamura Igp, il seme, il germoplasma di questo legume. Abbiamo cinque o sei eco-tipi e continuiamo a coltivarli direttamente. Abbiamo avviato anche belle iniziative didattiche nelle scuole, dove stiamo portando i prodotti che coltiviamo. Negli orti scolastici i bambini fanno per noi moltiplicazione delle sementi. Una cosa bellissima, perché in questo modo educhiamo i più piccoli a comprendere l’importanza del mantenimento, della conservazione delle sementi antiche”.

Le lenticchie di Altamura sono un alimento molto nutriente. Ricche di fibre, sali minerali, ferro, vitamine e povere di grassi, sono utili per tenere sotto controllo il livello del colesterolo e nella prevenzione dell’arteriosclerosi. Contengono preziosi antiossidanti e isoflavoni, sostanze che “puliscono” l’organismo. L’alto contenuto di tiamina è utile per migliorare i processi di memorizzazione, mentre quello di vitamina PP ha un’azione equilibrante del sistema nervoso.

Come prepararle? Con la pentola a pressione bastano 18-20 minuti. Mettete in una pentola 250 grammi di lenticchie, aggiungete acqua fino a ricoprirle per oltre 3 centimetri, 1 spicchio di aglio, 3 foglie di alloro, 3 pomodorini, 1 carota, 1 cipolla, 1 gambo di sedano e sale q.b. Con la pentola tradizionale e la stessa quantità di prodotto bisogna aggiungere 1 litro di acqua e cuocere a fuoco lento per circa 35-40 minuti. Per gustare al meglio le lenticchie basta aggiungere un filo d’olio extravergine di oliva a fine cottura.



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