La pizza romana che conquista il palato è sottile e scrocchiarella

Sottilissima e leggera è una specialità da forno preparata con olio di semi e servita in numerose varianti anche come stuzzicante antipasto

Lazio

Si sa, la pizza in Italia è una questione seria. Croccante, soffice, bassa, alveolata o no, tutti hanno la loro versione preferita. A Roma la passione popolare per la buona tavola ha reso la pizza tradizionale sottile, leggera e croccante. La “scrocchiarella”, così chiamata per la sua consistenza, è talmente amata che, da sempre, pizzaioli e fornai fanno a gara per renderla ancor più unica cercando la ricetta dall’equilibrio perfetto. L’impasto è preparato con farina di grano tenero, acqua, lievito, sale e l’aggiunta dell’olio d’oliva o di semi. Proprio la presenza di quest’ultimo ingrediente, oltre a una cottura che arriva sempre oltre la doratura, rende questa pizza estremamente croccante.

La presenza dell’olio nell’impasto distingue la pizza romana da quella napoletana, molto più soffice. Per rafforzare la sua caratteristica croccantezza la pasta è schiacciata a mano o con l’aiuto di un mattarello e resa il più possibile sottile, poi viene cotta a una temperatura intorno ai 350 °C fino a tre minuti, un tempo lungo rispetto a quello della classica pizza napoletana che richiede meno di un minuto (o poco più), a seconda della temperatura del forno. Esattamente come la cugina napoletana può essere servita in numerose varianti, bianca o rossa, e arricchita con formaggi, verdure o salumi. Una cosa è certa: è talmente leggera e sottile che spesso è servita insieme ad altre specialità, giusto perché qualcuno non si alzi da tavola dicendo di non essere abbastanza sazio. A Roma è proposta subito dopo gli antipasti fritti, come le verdure in pastella o i famosi fiori di zucca alla romana. Estremamente versatile, è un perfetto antipasto o un delizioso spuntino che, con il suo sapore, rende la tavola ancor più irresistibile. Volete darle un sapore tutto romano? Beh, non dimenticate di provarla con cacio e pepe.

 



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