L'Adriatico a squarciagola per un mercato del pesce di qualità

Nel Porto Peschereccio di Ancona, il pesce bianco e il pesce azzurro vengono venduti all'asta nel corso di due rituali intensi e coinvolgenti. Osservare gli uomini lavorare è tuffarsi in una tradizione lontana da noi che si rinnova ogni

Marche

Partecipare all’asta del mercato ittico notturno di Ancona è un’esperienza per iniziati. Bisogna svegliarsi prima dell’alba, scendere ancora intorpiditi dal sonno verso le banchine del porto peschereccio e lasciarsi abbagliare dalle vivide luci al neon. Il rito si ripete dal martedì al venerdì alle 3.30 del mattino, quando si compra all’asta il pregiato pesce bianco per cui Ancona è nota. Le cassette scaricate dalle barche sfilano senza tregua su tre nastri trasportatori paralleli, dopo essere state pesate. Gli acquirenti sulle tribune osservano dall’alto, pronti a effettuare la loro prenotazione tramite un telecomando non appena il prezzo sul display scende al valore corrente di mercato. Minore è la quantità di pesce pescato, più il prezzo tenderà a salire.

Grazie ai propri compratori di fiducia, ogni notte il Consorzio Pesca di Ancona si aggiudica le migliori cassette di pesce bianco del mercato ittico. E nell’arco delle 24 ore invia alla distribuzione Coop un prodotto freschissimo, evitando ulteriori intermediazioni. Il sistema di vendita all’asta è un punto a favore della qualità, perché permette ai pescatori di vendere nel più breve tempo possibile un prodotto per sua natura molto deperibile.

Tutt’altra scena si presenta a chi assiste alla vendita del pesce azzurro, gestita direttamente dal Consorzio. Sono le 16.30 del pomeriggio. L’astatore esperto urla le puntate crescenti degli acquirenti, molto attento a cogliere in loro qualunque possibile segno di risposta e di rilancio. È un’asta con voce a salire, caotica e partecipata: si offre un prezzo sempre più alto, finché colui che si è aggiudicato il lotto può scegliere quali pedane prendere. Il pesce venduto viene subito preparato sui bancali, ghiacciato, caricato sui furgoni e spedito. Lo ritroveremo la mattina dopo già sui banchi dei supermercati.

Il Consorzio - una cooperativa di pescatori - ha mantenuto salda negli anni la volontà di dare un ampio sbocco al prodotto ittico di Ancona e di salvaguardare le imprese di pesca locali. Ancona ha scelto di pescare meno e meglio, di tutelare le specie ittiche tramite il rispetto di quote fissate e di offrire una tracciabilità completa (certificata Feder OP). I primi ad essere interessati alla tutela del mare sono proprio loro, i pescatori del Consorzio, che grazie al forte coordinamento hanno contribuito a costruire un patrimonio collettivo sul quale le nuove generazioni possono contare.

“I pescatori nostri son tosti, no? Tosti da generazioni”, afferma con orgoglio Paolo Paroncini, Presidente del Consorzio. “Il padre andava in mare, il nonno andava in mare, il figlio andrà in mare e pure il nipote, se vuole”. Certo, non è tutto rose e fiori: si tratta di un lavoro duro sempre a contatto con la natura, influenzato da situazioni talvolta ingovernabili, strettamente dipendente dalle congiunture negative (come l’attuale rincaro del gasolio per le barche). Di fronte alle difficoltà, l’unione fa la forza e il Consorzio lo dimostra. In questo periodo le barche si sono coordinate per cercare un pesce di pezzatura migliore, ripartendosi completamente l’attività e i guadagni. Mettere insieme venti imprese diverse non è facile. Qui però è possibile, perché esiste una cultura comune e uno spirito di solidarietà costruito negli anni.



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