Lambrusco, il vino italiano più venduto al mondo

Il Made in Italy conquista nuovi mercati con la DOC emiliana. Anche le piccole cantine sbarcano in Oriente

Emilia-Romagna

Luciano Pavarotti, grande esperto di Lambrusco, lo definiva come “uno spumante selvaggio e ineducato”, mentre Mario Soldati, durante gli anni ’50, ne parlava come “l’umile champagne dell’Emilia-Romagna”.

Oggi il Lambrusco di qualità si sta affermando in modo prepotente, raggiungendo un numero sempre crescente di mercati in tutto il mondo; sono sempre più lontani i tempi in cui era considerato più un succo di frutta che un vino. A confermarlo - anche durante la recente fiera Vinitaly - le voci di diversi esperti del settore che hanno parlato di un vero e proprio Rinascimento.

I numeri dicono quasi tutto: anche nel 2012, anno di calo dei volumi commercializzati per il vino italiano, il Lambrusco “ha segnato una quota crescente collocandosi nella fascia di rapporto qualità-prezzo ideale per soddisfare le richieste internazionali e interne anche in tempo di crisi”, ha spiegato Pierluigi Sciolette, Presidente del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi.

Il risultato? Nel 2012 tra Modena e Reggio è stato possibile imbottigliare 45 milioni di bottiglie di Lambrusco DOC, con un incremento del 12% rispetto al 2011 e consolidarne la posizione di vino italiano più esportato al mondo: amatissimo in Europa, Stati Uniti, Brasile, Russia e ora anche Cina, per un giro d’affari mondiale di quasi quattro miliardi di euro. Merito dei significativi investimenti pubblici e del forte impegno da parte dei produttori.

E non è stato solo Vinitaly a portare le prove del successo. A fine marzo la DOC Emiliana si è presentata al ProWein di Dusseldorf con un’iniziativa intitolata Lambrusco, eine Schaumphilosophie (Una filosofia frizzante): un ottimo inizio per aprirsi ai mercati del Nord Europa, finora ancora poco battuti.

Anche le singole cantine hanno imparato a muoversi da sole. Giappone, Cina, Thailandia e Hong Kong sono le aree dove le medio-piccole realtà si stanno inserendo con risultati incoraggianti. Come racconta Alberto Vaccari, Presidente della Cooperativa vitivinicola di Corlo, “abbiamo incontrato importatori che non guardano tanto al prezzo, ma alla nostra realtà, alla nostra storia e tradizioni. Riusciamo, insomma, a proporre non solo il nostro prodotto, ma un territorio nel suo complesso”.

foto: Evelyn Ward de Roo


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