Mai perdere i contatti con il maiale

Sapere tutto di quel che mangia ed escludere gli OGM: è la filosofia della “Filiera Suino pesante Friulano no-OGM”. Ne parliamo con chi ha contribuito a fondarla

I prosciuttifici e i salumifici sono realtà da proteggere e valorizzare. Soprattutto in Friuli Venezia Giulia, patria di prodotti eccellenti, dove questa tradizione però rischia di essere privata della necessaria dose di innovazione. Va in controtendenza l'impegno della Filiera Suino pesante Friulano no-OGM, come ci spiega Giuseppe Peressini, direttore dell’azienda capofila Testa & Molinaro: “Quando il San Daniele iniziò ad affermarsi sul mercato, passando da un'attività casalinga a una produzione artigianale e industriale sempre più complessa, a noi prosciuttai fu riservata la gestione della sola coscia e perdemmo i contatti diretti con gli allevatori”. Nel 2004 Testa & Molinaro volle rinsaldare l'antico legame: “Provammo a valorizzare ed estendere l'esperienza maturata in un allevamento di proprietà”, spiega Peressini, “integrando l’acquisto di cosce di maiale comune, di cui poco si sapeva in termini di allevamento e alimentazione, con maiali di provenienza controllata. Cominciammo così a ragionare in termini di filiera suina di alta qualità”.

Il progetto si concretizzò grazie all'incontro con Coop, favorendo la nascita del Prosciutto di San Daniele Fior Fiore. “Tra i requisiti richiesti da Coop c'erano il controllo integrale della filiera e l’alimentazione certificata no-OGM per i suini”, prosegue il direttore del prosciuttificio. “Ci affidammo da subito a una struttura certificata, la Universal Mangimi di San Vito al Tagliamento. Poi vennero le scrofaie, gli svezzamenti, gli ingrassi e il macello”.

Ma perché per gli animali è preferibile un'alimentazione no-OGM? “L'evoluzione costante delle genetiche applicate ai cereali non permette di eseguire studi affidabili e aggiornati sull’eventuale pericolosità per l’uomo”, risponde il nostro intervistato. “Per questo, precauzionalmente, abbiamo deciso di non utilizzare alimenti la cui genetica sia stata modificata”. Le differenze poi sono evidenti a livello qualitativo: “La tracciabilità dell'alimentazione permette di monitorare coltivatori e allevatori, e adottare tecniche di lavoro, ricerca e selezione più curate”, spiega Peressini.

Oggi la Filiera conta circa trenta strutture che producono 84.000 suini all'anno: un mangimificio, tre scrofaie per suinetti, otto ambienti destinati allo svezzamento (per suini dai 7 ai 25-30 kg), una ventina di ingrassi (dai 30 ai 170-180 kg) e un macello in comproprietà. Il progetto riguarda anche la valorizzazione di carni suine fresche – provenienti da suini friulani al 100%, per genetica e per nascita, che restano in Friuli in tutte le fasi della filiera – e vede la partecipazione di mangimisti, genetisti, nutrizionisti che supervisionano l’intero processo produttivo.



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