Meloni Mantovani IGP e cocomeri: buoni come la terra, forti come la cooperativa

Sono buoni grazie al terreno profondo e argilloso della regione di Mantova. E acquistano forza grazie all’organizzazione degli agricoltori locali, legati in cooperativa fin dagli anni ’40

Nelle terre mantovane il melone è coltivato fin dal ‘500: negli orti privati, nei cortili degli antichi borghi, accanto agli alberi da frutto. “Quando comparve la varietà viadanese negli anni ’40 iniziò una vera e propria esplosione nella coltivazione dei meloni”, racconta il direttore di Bellaguarda Gianpaolo Sarzimaddidini. Nacquero allora le unioni fra agricoltori dello stesso paese, gruppi di solidarietà che permettevano di accedere all’utilizzo dei macchinari costosi.

La cooperativa Bellaguarda è figlia di questa storia. Oggi conta oltre 130 soci, 640 ettari coltivati e un raccolto di 15.000 tonnellate all’anno fra meloni e cocomeri. I più prestigiosi sono i Meloni Mantovani IGP retati, con un aroma delizioso e dolcissimo, oppure lisci con un profumo più intenso ma dal sapore delicato. Ci sono poi i cocomeri, sempre raccolti a perfetta maturazione grazie a un controllo quotidiano su ogni singolo frutto, effettuato da appositi specialisti.

Ma perché meloni e cocomeri di quest’area sono così buoni? “Lo dobbiamo al terreno profondo e argilloso delle zone delimitate dal fiume Oglio da un lato e Po dall’altro - spiega Sarzimaddidini - che con la sua ricchezza di sostanze organiche esalta le caratteristiche di dolcezza e aroma”.
Bellaguarda è sinonimo di bontà ma anche di sicurezza per il consumatore. Da diversi anni ha istituito un evoluto sistema di tracciabilità dei prodotti, grazie al quale i consumatori possono risalire a tante informazioni: data della semina, tipo di coltivazione, varietà di appartenenza per ogni singolo melone.

Proprio come nelle vecchie tradizioni: chi compra può sapere in quale campo è cresciuto e chi ha coltivato quel singolo frutto.



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