Nelle terre del Vulture, l'Aglianico è di casa

In quest’area vulcanica della Basilicata la cooperativa Cantina di Venosa si dedica alla produzione di vino con cura antica e tecniche green. Ne abbiamo parlato con il responsabile commerciale Antonio Teora

Basilicata

Il colore è rosso rubino, il profumo di mora e il gusto armonioso. L’Aglianico del Vulture è un vino intenso e strutturato: avvolgente come il territorio in cui nasce. Ed è proprio nel nord della Basilicata, dove dominano i terreni vulcanici, che la Cooperativa Cantina di Venosa – con sede nell’omonima città lucana - si dedica alla produzione di questo vino con cura antica e tecniche green. Dell’impegno, nato nel 1957 e che riunisce oggi quattrocento soci per un totale di circa ottocento ettari di vigneti (circa il 95% Aglianico), ne abbiamo parlato con il responsabile commerciale Antonio Teora.

La produzione di Aglianico, ha spiegato Antonio, “rispetta qui la tradizione del Vulture e il risultato è un vino longevo che si potrebbe definire fratello gemello del Barolo: si sposa bene con gusti decisi e, nel suo essere strutturato, si avverte tutta la mineralità del terreno che ospita le viti”. Oltre al carattere del suolo, punto di forza dell’area è il clima ventilato che protegge dagli eccessi di caldo e di umidità. Del resto, l’Aglianico del Volture è figlio della particolare combinazione tra un vitigno, che come ricorda Antonio “vanta oltre duemila anni di storia”, e questo territorio “vocato ai vini rossi, dove l’Aglianico ha trovato casa ideale mentre si diffondeva nei secoli lungo la via Appia”.

Il carattere unico e pregiato di questo nettare è anche una questione di vendemmia che, come chiarisce Antonio, “per l’Aglianico si svolge in un periodo tardivo, tra metà ottobre e la fine di novembre”. “Lavoriamo costantemente per individuare il momento ideale per la vendemmia - ha aggiunto -, perché raccogliere l’uva con il giusto grado di maturazione consente di limitare gli interventi e aggiustamenti del vino in fase di lavorazione, quindi di ottenere un prodotto a sua volta più naturale e meglio gestito dall’organismo”. Le accurate tecniche di raccolta e vinificazione si combinano per la Cantina di Venosa con uno stile green che si traduce nell’utilizzo di vetro e carta 100% riciclati e colle vegetali. La produzione a basso impatto si deve inoltre al fotovoltaico, al metodo della “lotta integrata” per ridurre i fitofarmaci e al’impiego di maestranze locali. Scelte, queste ultime, che puntano a mantenere intatta l’alchimia di un’arte capace di forgiare un vino dalle caratteristiche uniche.



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