Neole abruzzesi, l’arte di cuocere “sul ferro”

Chiamate anche pizzelle, ferratelle, cancellate o nevole, queste dolci cialde si possono gustare in versione morbida o croccante

Abruzzo

Il segreto delle neole abruzzesi? Sta tutto nella cottura. Queste dolci cialde che appartengono alla tradizione regionale vanno infatti scaldate a puntino utilizzando un apposito “ferro”. Da qui i loro differenti nomi tra cui spiccano ferratelle, pizzelle, cancellate. Il risultato ricorda vagamente i waffle olandesi, con le loro tipiche graticole impresse sulla pasta che può essere più o meno soffice. Tra le varianti (che riguardano anche gli aromi utilizzati come anice o limone) si contano infatti neole croccanti e neole morbide a seconda degli ingredienti e dei metodi di lavorazione.

Le neole abruzzesi sono diffuse in tutta la regione, anche se ogni località pare averne una differente versione. La ricetta è molto semplice. Una fra le classiche prevede che si montino gli albumi delle uova per aggiungere poi i tuorli, l’olio extravergine di oliva, lo zucchero e la buccia di limone grattugiata. Mescolando energicamente si aggiunge pian piano la farina fino a ottenere un impasto morbido. Al centro del ferro, precedentemente oliato e riscaldato sulla fiamma, si versa un cucchiaio dell’impasto; poi si richiude il ferro e lo si mette sulla fiamma, avendo cura di girarlo sull’altro lato a metà cottura. Quando l’impasto raggiunge una colorazione dorata può ritenersi cotto e pronto per essere raffreddato e guarnito.

Per ottenere ottime neole abruzzesi, quello che conta è azzeccare il tempo di cottura. Questo varia a seconda del tipo di ferro e dell’intensità della fiamma. Tuttavia esiste un segreto che ogni abruzzese conosce: la tradizione vuole infatti che la giusta cottura duri il tempo di una “Ave Maria” rosolando le neole da un lato, e quello di un “Pater Noster” dall’altro lato. L’origine di questo detto si perde nella notte dei tempi, così come l’invenzione di questo tipico dolce. Nei tempi antichi, le neole abruzzesi (che pare fossero già un must nel 1700) erano grandi protagoniste nelle tradizioni nuziali, mentre ora non possono mancare sulle tavole di ogni festività e giorno speciale.



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