A ogni valle la sua polenta

La polenta è presente da sempre nella tradizione gastronomica trentina. Attraverso le diverse granature della farina, è possibile tracciare una geografia alimentare della regione.
Trentino Alto Adige
Acqua, farina di mais e sale. Il risultato dell’alchimia tra questi semplici ingredienti è da secoli alla base dell’alimentazione del Trentino. Generalmente considerata un piatto umile, oggi la polenta è ricomparsa sulle tavole degli italiani, riscoperta dagli chef e raccomandata dai nutrizionisti. “Ma c’è polenta e polenta” - come insegna Rolf von Berg titolare di Molino Tamanini (marchio che dal 2000 fa capo a Molino Merano, a Lana in provincia di Bolzano). In Trentino ne esistono numerose varianti che, a seconda della zona, differiscono per consistenza e granulometria della farina. Se in Val di Non e in Val di Sole è richiesta una granatura più grossa, in Valsugana la farina è estremamente fine. Ci sono poi le due versioni raffinata e integrale (quella che Molino Tamanini commercializza con il nome di “Polenta del Trentino”, macinata a pietra come una volta), che conserva anche le parti cruscali. Infine il mais può essere più o meno pregiato: il più ricercato è quello dal caratteristico colore rossastro.

Oltre alla farina per polenta (disponibile anche in versione istantanea, pronta in due minuti), la gamma Tamanini comprende farine di grano tenero 00, di grano saraceno, per dolci, per pizza, di grano duro, polenta taragna e cous cous. “Il segreto della nostra azienda è la flessibilità”, spiega Rolf von Berg, titolare di Molino Merano. E continua: “Siamo piccoli, siamo rimasti in pochi e siamo innovativi: ogni anno cerchiamo di lanciare un nuovo prodotto”. L’ultima creazione si chiama “Il pane lo faccio io”, una linea di miscele per fare il pane in casa. Basta aggiungere un po’ d’acqua al mix di farine e si ottiene un pane senza additivi e profumatissimo, arricchito da semi e spezie.



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