Pane e libertà

Per i detenuti della casa circondariale di Vicenza, fare il pane è il modo migliore per “evadere”. E costruirsi una vita libera in un futuro prossimo.
Veneto
Quella del pane Pio X è una storia di libertà. Libertà perduta in seguito a scelte sbagliate e ritrovata grazie all’impegno e alla voglia di riscattarsi. Per iniziativa della cooperativa sociale San Bernardo, ad alcuni detenuti della casa circondariale di Vicenza è stata offerta l’opportunità di imparare un mestiere e di esercitarlo in un panificio allestito all’interno del carcere, acquisendo così una professionalità spendibile anche fuori, una volta scontata la pena.

Il progetto di recupero e reintegrazione è stato realizzato in collaborazione con l’Engim - Ente nazionale Giuseppini del Murialdo - con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Quinto Vicentino (che ha sostenuto il programma con un finanziamento mirato) e con la supervisione della Provincia di Vicenza. “L’idea è nata nel 2008, ma per vederla realizzata ci sono voluti diversi mesi” racconta Alessandro Zonato, vicepresidente della Cooperativa e ideatore del progetto, “necessari per reperire i fondi, ottenere l’autorizzazione e poter così entrare nella casa circondariale a disporre il laboratorio. I lavori per la preparazione si sono conclusi nel mese di novembre 2010, quando siamo riusciti ad avviare una produzione test di 20-30 kilogrammi di pane al giorno”. Nel frattempo la cooperativa San Bernardo ha incontrato Coop Adriatica, che ha deciso di sostenere il progetto. Oggi il lavoro di panificazione occupa sei persone, che sfornano mediamente ogni giorno una cinquantina di kilogrammi di pane in diversi formati e pane biscotto. La pezzatura è medio-grossa, con specialità come la “cioppa vicentina” fino alle classiche ciabatte e agli zoccoletti, tutti preparati con farine macinate a pietra di tipo 1 e con lieviti naturali.



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