Più garanzie dalla filiera corta

Seguire i suini già dalla produzione di mangimi. Così un antico prosciuttificio friulano può controllare al meglio la qualità della propria materia prima

Friuli Venezia Giulia

Da quando ha rilevato l’attività del prosciuttificio Testa & Molinaro nel 1989, la famiglia Fantinel ha coltivato un sogno: far partire il prosciutto dalla terra. Attivi da anni nella produzione di vini, i Fantinel aspiravano a ritrovare un contatto diretto con la materia prima. “Da qui è nata l’idea di acquistare una piccola scrofaia a San Daniele, nei pressi del prosciuttificio e di avviare un nostro allevamento di circa 300 esemplari, alimentati con mangimi no OGM”, ci racconta Stefano Fantinel, titolare dell’azienda.

“Coop ci ha subito contattato per proporci di incrementare l’allevamento di suini no OGM e ci ha offerto il supporto di veterinari e tecnici genetisti altamente specializzati. Era interessata a un prodotto più naturale, derivante da forme di alimentazione alternative”, dichiara Giuseppe Peressini, Direttore generale del prosciuttificio.

Dal 2004 al 2008, l’azienda si è impegnata a mettere a punto questa nuova strada. Risultato: un esempio virtuoso di filiera corta, che oggi coinvolge 16 partner e 21 insediamenti produttivi dislocati sul territorio regionale. La filiera parte dal mangimificio (che si trova a circa 15 km di distanza), prosegue nelle scrofaie (dove vengono ingravidate le scrofe e fatti nascere i maialini) e in un sito di svezzamento. Poi continua con il vero e proprio ingrasso, durante il quale gli animali vivono fino all’età di 10 mesi arrivando a pesare oltre 170 chili. In questa fase vengono usati cinque tipi di mangime per favorire la curva di crescita ideale, lo sviluppo di tessuto proteico e una buona presenza di tessuto adiposo, che favoriscono poi la produzione di un prosciutto di qualità.



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