Quando il mirtillo nero diventa confettura sull’Appennino Tosco Emiliano

Apprezzato fin dall’antichità per le sue virtù, questo piccolo frutto viene raccolto e trasformato dall’azienda artigiana Il Baggiolo a un'altitudine di 1400 metri 

Emilia-Romagna

C’è qualcosa di fatato che lega il mirtillo nero alle atmosfere selvatiche dell’Appennino Tosco Emiliano. Questo piccolo arbusto, che sa donare bacche dal gusto unico e dalle virtù potenti, ha trovato il suo terreno ideale proprio sulla catena appenninica: più precisamente, nell’area tra le province di Pistoia, Modena e Lucca. Ed è qui, all’Abetone, terra di boschi e panorami da favola, che l’azienda artigianale Il Baggiolo raccoglie e trasforma i mirtilli neri in confetture d’eccezione.

Una volta puliti e separati dalle foglie, questi doni della natura vengono infatti venduti freschi, oppure surgelati, ma anche lavorati sul posto, a 1400 metri di altitudine, dove diventano appunto confetture, succhi di frutta o liquori. Certificati bio, i mirtilli neri dell’Appennino sono colti a mano da professionisti locali con appositi attrezzi chiamati pettini o rastrelli. Il periodo di raccolta va da fine luglio a settembre inoltrato. La confettura, tra l’altro, è fatta con frutti interi che regalano così il loro gusto intenso dal profumo delicato.

L’intero percorso avviene dunque sui territori dei mirtilli neri, dove Il Baggiolo ha trovato casa da oltre trent’anni, diventando parte dello scenario incantato. Basti pensare che questi frutti selvatici sono il cuore dell’attività dell’azienda. Dalle prime confetture preparate a mano in un piccolo laboratorio negli anni Ottanta, oggi la produzione si è ingrandita arrivando a toccare quota 800 mila vasetti. Le prassi però non sono cambiate: dalla puntuale scelta delle materie prime si passa alla trasformazione affidata a mani esperte che sanno dare la giusta spalmabilità a confetture dal sapore unico.



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