Spaghetti del terzo millennio

Da sempre all’avanguardia nella ricerca, Pasta Zara insegue la modernità anche in campo ambientale. Nei prodotti green, la semola arriva in treno e diventa pasta grazie alle energie alternative

Friuli Venezia Giulia

Lo sanno anche i bambini: l’Italia è terra di pasta. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi – già nel XII secolo in Sicilia si mangiavano precursori degli spaghetti chiamati “triyah” – e che si è affinata nel corso dei secoli, facendo della pasta italiana un prodotto amato ed esportato in tutto il pianeta. Merito anche di Pasta Zara, il longevo pastificio fondato nel 1898 a Castelfranco Veneto da Emanuele Bragagnolo, primo esportatore italiano di pasta nel mondo (con un marchio presente in 97 paesi) e secondo produttore nazionale. Allo stabilimento storico di Riese Pio X (che ha sostituito quello di Castelfranco) si sono aggiunti nel 2002 quello di Muggia (TS) e la recente acquisizione, nel 2010, dell’ex pastificio Pagani a Rovato (BS).

Lo slogan dell’azienda è da sempre “Tradizione e innovazione”: già nel primo ’900 il pastificio artigianale si è convertito in industria e oggi Furio Bragagnolo, attuale Presidente, assieme ai fratelli Arianna, Umberto e Franca, mantiene con determinazione l’impegno di produrre pasta di alta qualità con l’ausilio delle più moderne tecnologie. “Fare pasta è una passione da quattro generazioni, ma già mio nonno aveva capito l’importanza dell’innovazione”, racconta Furio Bragagnolo. “Oggi il pastificio di Muggia è il più moderno d’Italia, in grado di produrre 600 tonnellate di pasta al giorno”. Innovazione che non si limita al processo produttivo ma si estende alle varietà di pasta: oltre alla classica di grano duro, si produce anche pasta integrale, di farro, biologica e senza glutine.

La pastificazione a Muggia è un’unica grande catena automatizzata: dalle fariniere (enormi silos contenenti fino a 210 tonnellate di farina) la semola, superato il controllo qualità, viene convogliata nelle impastatrici, quindi l’impasto viene spinto in una pressa per la trafilatura e il taglio. A questo punto la pasta è pronta per l’essiccazione ad alte temperature (da quattro ore per i formati corti alle sei-sette per quelli lunghi) e il confezionamento. Un moderno laboratorio di analisi effettua controlli accurati sia sulle semole che sul prodotto finito (vedi spazio a fondo pagina).

Da qualche anno l’azienda si è impegnata per una produzione sostenibile con il progetto Pasta Zara Green, che prevede il trasporto su rotaia anziché su gomma della semola di grano duro dal Sud Italia. Secondo Legambiente, il solo percorso Giovinazzo-Trieste e ritorno via treno toglie dalla dorsale adriatica 3200 camion all’anno, che tradotto in benefici per l’ambiente equivale a piantare 649 ettari di bosco, pari a circa 325.000 alberi. Ma produzione sostenibile significa anche utilizzo di energie alternative: nei suoi tre impianti Pasta Zara autoproduce energia elettrica e termica grazie alla cogenerazione con motori endotermici turbocompressi ad alto risparmio energetico. Sui tetti degli stabilimenti di Muggia e Riese Pio X sono inoltre stati realizzati impianti fotovoltaici che coprono il 15% del fabbisogno energetico della produzione.



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