Spinosi, l’artigiano della pasta all’uovo ambasciatore dell’Italia a Expo

L’inventore degli Spinosini, tra i 17 testimonial delle Marche, ci racconta come ha reso famosa in tutto il mondo la sua piccola azienda

Marche

Nel mondo è conosciuto come il “Re della pasta” e all’Expo sarà tra i 17 testimonial delle Marche. Una cosa è certa: dopo aver incontrato Vincenzo Spinosi non si può dimenticare la pasta all’uovo di Campofilone. Proprio lui, l’imprenditore-artigiano, personaggio vulcanico e perfetto show-man conosciuto dagli Usa alla Cina, dalla Thailandia al Kuwait, ci spiega che non basta produrre un buon prodotto, ma serve una storia da raccontare per renderlo esclusivo.

Vincenzo Spinosi è cresciuto tra sacchi di farina e uova nel laboratorio di famiglia inaugurato da papà Nello nel 1933. Spinosi osservava ogni movimento di mamma Maria, mentre impastava a mano i famosi maccheroncini di Campofilone (Igp dal 2013), con la curiosità di un esploratore e l’intraprendenza di un conquistatore. Oggi la sua azienda artigiana, 16 persone in totale, ha fama internazionale. Spinosi arriva nei templi del gusto delle grandi catene alberghiere e nei club più esclusivi. È protagonista di vere e proprie performance e non dimentica mai di indossare le sue coloratissime cravatte (ma quante sono?) e i suoi orologi della Lego (uno per ogni polso). Ed è sempre un successo.

La pasta fatta in casa conquista così il mondo, e non parliamo solo dei maccheroncini di Campofilone. Nel 2000 Spinosi, promotore della nascita di una Carta delle paste italiane per difendere la qualità del Made in Italy, crea un prodotto nuovo e unico: gli Spinosini, così come venivano chiamati affettuosamente i figli. Gli Spinosini sono un formato di pasta tipo chitarrina con uno spessore di circa 1 mm quadrato. Si differenziano dalle altre paste all'uovo perché alla semola di grano duro vengono unite uova di galline nutrite con un’alimentazione di cereali, semi di lino e olio di girasole, spremuto a freddo, ricco di Omega 3 e vitamina E.

“Seleziono con cura ogni prodotto - spiega Spinosi - e spacco ancora le uova a mano. Non ho mai voluto trasformare l’azienda artigiana in qualcosa di più grande, ma da Campofilone al resto del mondo è bastato il mio sette in condotta”. Già, un sette in condotta perché a scuola Spinosi non ne voleva proprio sapere di starsene tranquillo e fermo. E le cose non sono cambiate. Dopo gli Spinosini, con l’aiuto dei figli, si è inventato i due nuovi formati Spinobelli e Spinosina, quest’ultima per ricordare la nascita della nipotina Emma e festeggiare tutte le donne.

“Il rischio - commenta - è quello di essere un produttore tra tanti e non un’eccellenza. Io volevo che il mio prodotto fosse unico”. All’azienda di Campofilone sono state già dedicate otto tesi di laurea, ma di diventare testimonial Expo 2015 Spinosi proprio non se l’aspettava.

“Quando ho visto la mail nella mia casella di posta non l’ho aperta pensando che fosse un virus - spiega - poi il giorno dopo ho ricevuto una telefonata direttamente dagli uffici di Expo. È stata una grande emozione, al punto da commuovermi dalla gioia. Mai mi sarei aspettato che un’azienda piccola come la mia potesse essere considerata”.



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