Metti un “maggetto” ai Castelli Romani: piccoli consigli di viaggio

Come, dove e quando concedersi il più tradizionale dei pic-nic di primavera. A base di formaggi, fave fresche e buon vino

Lazio

Le magie della primavera non possono che condurre nel Lazio, dove la nuova stagione sembra avere un profumo tutto suo e un ritmo a parte. Qui il risveglio della natura si gusta nella campagna romana, sfuggendo alla città per concedersi pranzi sull’erba e giornate da ricordare. Ed è vero specialmente a maggio, quando la voglia di cielo e il profumo di erba tagliata ravvivano l’incanto di colline dal carattere inaspettato. Per chi ama le gite fuori porta, in queste zone il primo giorno di maggio, il tipico “maggetto”, è fatto di rituali semplici ma immancabili. La combinazione suona più o meno così: buoni amici, vino locale, fave fresche, pecorino romano Dop e paesaggi verdi.

Certo, i rituali di primavera vantano qui una lunga e fin troppo antica tradizione. Perché se la Festa dei lavoratori del primo maggio si fa risalire al 1889, sbirciando tra storia e leggende è chiaro che questa precisa data appartiene a calendari ben più anziani. Festeggiata dai Celti con la ricorrenza di Beltane - che con i suoi fuochi offre il benvenuto all’estate - nella prima giornata di maggio la terra è da sempre protagonista di riti di rinascita che appartengono anche agli scenari romani. Come riporta Alfredo Cattabiani nel suo “Lunario”: fin dal 238 a.C., tra il 28 aprile e il 3 maggio, pare si svolgesse nell’antica Roma una grande festa in onore di Flora, la dea capace di proteggere le piante utili e gli alberi in fiore.

Si può allora scegliere di miscelare con cura passato e presente, aggiungendo magari arcaiche suggestioni tra sacro e profano, per vivere una giornata immersi nella natura con tanto di cestino da picnic. Per un tocco di verde a portata di mano, specie se si è intenti a gustare gli scorci della Capitale o a sperimentarne le tradizioni, la meta ideale resta l’area dei Castelli Romani. Ma non fatevi ingannare dal nome: non avrete a che fare con mura merlate o leggende medioevali. Con questo nome s’indica infatti il territorio dei Colli Albani che accoglie alcuni piccoli Comuni a sud est di Roma.


Colli Albani

Il nome dell’area ha radice antica. La caduta dell'Impero romano d'occidente, infatti, provocò anche sui Colli Albani il fenomeno noto come "incastellamento", vale a dire il rifugiarsi delle popolazioni sulle alture per ripararsi dalle scorrerie barbariche. Luoghi di villeggiatura dei signori fin dai tempi dell’Impero, ancora oggi i cosiddetti Castelli sono una delle mete preferite dai romani nelle belle giornate. Perché oltre all’arte e la natura mozzafiato di questa terra vulcanica, un’altra fra le carte vincenti del territorio è quella dell’enogastronomia.


Castel Gandolfo - foto Di Sudika - Opera propria, CC BY-SA 3.0

Ma andiamo con ordine. Il territorio offre specialità per tutti i gusti, e una cosa è certa: chi ama le suggestioni medievali non potrà mancare una visita a Grottaferrata che ospita l’abbazia greca di San Nilo, fondata nel 1004 da monaci provenienti dalla Calabria bizantina. I Castelli Romani sono noti anche per i piccoli centri che sorgono sui laghi di origine vulcanica. È il caso di Castel Gandolfo, residenza estiva del Papa, che affaccia sul lago di Albano. Da non perdere inoltre Frascati, dominata dalla cinquecentesca villa Aldobrandini. Mentre per un panorama verde azzurro condito da storia romana, occorre includere tra le tappe anche Nemi. Questa cittadina guarda dall’alto l’omonimo lago e il museo realizzato per ospitare due antiche navi romane scoperte sul fondo del bacino all’inizio degli anni Trenta.

Dopo aver assaporato le antiche rovine e gli scenari incantati, il tocco finale lo metterà la cucina locale. I Castelli sono infatti noti per le tradizioni gastronomiche e per il vino prodotto nella zona che, tra l’altro, è anche patria dei tipici Kiwi di Latina Igp. Chi non si accontenta di uno spuntino sull’erba, dunque, potrà approfittare delle tante fraschette: mitici locali ricavati spesso da vecchie cantine, dove è possibile gustare a buon prezzo vino, olive, formaggi con pane casereccio, porchetta e piatti romani. Il tempo delle fave è infatti valorizzato dalla cucina locale con preparazioni tradizionali: dalla vignarola (con piselli e carciofi) alla favata (con salsiccia e finocchio selvatico), dalla minestra di fave fresche alle fave alla romana con guanciale. L’ideale per gli amanti delle fraschette è una visita ad Ariccia, le cui vie e piazzette nella bella stagione si riempiono di tavoli all’aperto. Le scelte sono tante e comprendono anche escursioni nel Parco regionale dei Castelli Romani che avvolge questo territorio e contribuisce a forgiarne il forte carattere sospeso tra storia secolare, gusti intensi e natura da favola.


Lago di Nemi

 

Cosa mangiare:

  • - Pecorino romano Dop
  • - Fave fresche
  • - Pane Casereccio di Genzano Igp

 

Cosa bere:

  • - Colli Albani Dop
  • - Frascati Dop
  • - Vino Castelli Romani Dop
  • - Colli Lanuvini Dop
  • - Velletri Dop
  • - Monte Compatri-Colonna Dop
  • - Marino Dop

 

Luoghi da non perdere:

 

foto di copertina By Blackcat (Own work) [CC BY-SA 3.0



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