Sulle tracce dell’asparago bianco in terra veneta. Consigli di viaggio

Un itinerario lungo la strada dedicata all’Igp di Cimadolmo per salutare la primavera gustando i tesori di un territorio unico

Veneto

In Veneto la primavera porta con sé profumi rinnovati e voglia di passeggiate. Ogni anno qui si attende la fine di marzo per aprire un’altra stagione speciale: quella dell’asparago bianco. Un momento magico che porta sulle tavole il vero oro di questa terra che si stende tra le geometrie dei vigneti e le rive borbottanti del Piave. Certo, a prima vista può sembrare un territorio semplice, tuttavia, attraversando le sue campagne orientali, è subito chiaro che non sono state solo le piene del fiume a modellarlo, ma anche l’operosità di chi custodisce una tradizione dal carattere intenso e mai banale. Lo si legge nei gesti e nei campi dove crescono i turioni che spuntano qui per una breve stagione da vivere a pieno - all’aria aperta come nel piatto.

A guardarci bene, le colture venete disegnano in questa zona una gustosa geografia che si snoda tra Verona e Treviso, passando per Vicenza con un bouquet di specialità tra cui l’asparago bianco di Bassano Dop, quello di Badoere Igp e l’asparago bianco di Cimadolmo Igp. Per esplorare queste terre, indugiando nelle sue specialità a base di germogli, ci si può avventurare lungo un itinerario pensato per celebrare proprio il Cimadolmo Igp in patria trevigiana.

La strada dell’asparago bianco di Cimadolmo, il primo in Europa a ottenere il marchio di tutela Igp, si snoda infatti lungo le rive del Piave in quella parte di pianura capace di custodire sapori dal carattere unico. Questi teneri germogli hanno infatti una stagionalità molto breve: si gustano dunque solo da aprile e maggio, passando dalla terra al piatto. E in effetti non c’è posto migliore per assaggiarli se non la loro patria indiscussa.

Il percorso si allunga per novanta kilometri toccando undici Comuni trevigiani. Certo, si possono saltare le tappe, o seguire uno dei tanti sentieri naturalistici ascoltando solo le emozioni, ma concedersi un po’ di tempo per gustarlo a fondo può essere davvero un’esperienza - magari da vivere in bicicletta, a piedi oppure a cavallo. Il simbolico km zero si trova a Cimadolmo e apre un itinerario fatto di differenti scenari che passano senza sforzo dai reperti romani alle memorie della Grande guerra, dalle case coloniche alle chiese di antichi borghi. Il tutto contornato dalle piantagioni dell'asparago che, con il loro singolare colpo d’occhio, svelano il valore di chi lo coltiva con pazienza e dedizione. L’oro bianco di Cimadolmo nasce infatti sotto la fertile terra della pianura alluvionale del Piave, coperto da teli scuri che non lasciano filtrare la luce. E dopo il primo impianto, occorre attendere tre anni per raccoglierne i frutti.

Per un circuito a base di piatti tipici e delicata bellezza si può anche scegliere di cominciare dal comune di Santa Lucia di Piave, centro famoso per l’antichissima fiera agro alimentare e che ospita un affascinante santuario cinque-seicentesco in località Ramoncello. Degno di nota è anche il sito di archeologia industriale dell'ex-filanda, del primo Novecento, oggi spazio culturale e artistico. Dal centro si prosegue lungo via Mure per arrivare all’argine del Piave che conduce su strada sterrata fino a Cimadolmo, tappa ideale per sperimentare il leggendario asparago nelle varianti culinarie più tipiche. È il caso di un buon risotto o delle semplici e irresistibili uova con asparagi in abbinamenti studiati con un Chardonnay Doc o altri vini del Piave Doc.

Si prosegue quindi verso San Michele per gettare uno sguardo all’opera del tardo Cinquecento firmata del pittore detto "El Greco" conservata nella parrocchia principale. Spostandosi in direzione Ormelle si costeggia l'argine fino a Ponte di Piave, comune in cui merita una visita la Casa Museo di Goffredo Parise, ultima dimora dello scrittore e centro di cultura che conserva il suo archivio e un'importante collezione di opere di artisti del Novecento. Da qui prendono il via i sentieri della golena del Piave da attraversare senza fretta, per ascoltare quanto il fiume ha da raccontare.

Da Ponte di Piave inizia il ritorno verso Santa Lucia passando da San Polo di Piave, dove non può mancare una tappa alla frazione di Rai per ammirare l'antica torre che domina il paesaggio dall’alto di una collinetta. In breve si giunge nella località Tezze di Vazzola, sede dello storico borgo Malanotte, profondamente segnato dalla Grande Guerra e legato al Raboso, l’irriducibile rosso che in questi luoghi val bene una degustazione. Chissà? Magari scoprendo abbinamenti inaspettati con i prodotti di stagione. Da Tezze si ritorna a Santa Lucia per chiudere un anello che ha permesso di attraversare gusto, tradizioni, suggestioni storiche e incanti naturali. E alla fine di una giornata trascorsa tra sentieri e pietre antiche, qualunque sia stata la scelta dell’itinerario, la lunghezza o la forza delle sue suggestioni, una cosa è certa: la cena sarà di nuovo al gusto di asparagi. Il dilemma sarà allora tra una delicata crema di stagione, o una vellutata dal gusto depurativo, o ancora, cedendo magari al consiglio dal fiume, un pregiato abbinamento accanto alle specialità ittiche locali.

Cose da mangiare
- Asparago bianco Cimadolmo Igp
- Asparago bianco di Bassano Dop
- Asparago di Badoere Igp

Cosa bere
- Chardonnay del Piave Doc



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