Carciofo romanesco del Lazio Igp

Dalla forma sferica e compatta, è noto anche come cimarolo o mammola. Il suo sapore tipico si lega ai territori del Lazio dove si raccoglie da febbraio a maggio ed è protagonista di numerosi piatti tradizionali

DESCRIZIONE

Il Carciofo Romanesco del Lazio Igp è senza spine e ha una caratteristica forma sferica e compatta. È un ortaggio fresco, chiamato anche “ciamarolo” o “mammola”, che si ottiene dall’inflorescenza della pianta di Cynara scolymus, in particolare delle cultivar Castellamare, Campagnano e relativi cloni. Questo carciofo Igp si lega ai territori del Lazio dove ha trovato condizioni ottimali. Qui si raccoglie da febbraio a maggio ed è largamente impiegato nella preparazione di piatti tipici come i carciofi alla Giudia, alla romana, oppure alla matticella.

STORIA

Il Carciofo Romanesco del Lazio Igp ha una lunga tradizione. Quest’ortaggio pare fosse conosciuto nelle campagne laziali fin dall’epoca romana e, con buona probabilità, lo cucinavano già anche gli etruschi. Tuttavia, è solo dopo la seconda guerra mondiale che il carciofo si è diffuso con sorprendente rapidità. Per il suo gusto e la versatilità in cucina, è molto apprezzato nelle regioni centro-meridionali della Penisola, ma è nel Lazio che si sono sviluppate le cultivar più pregiate. Il carciofo romanesco si è infatti adattato splendidamente alle condizioni pedoclimatiche della regione, aiutato anche dalle qualità dei terreni. Il prodotto si è così ritagliato un posto d’onore nella cultura gastronomica locale e ha assunto negli anni una forte rilevanza economica. Ancora oggi in diverse zone si rende omaggio alla sua tradizione con sagre e feste che si ripetono ogni anno. A Ladispoli, da oltre cinquant’anni, il carciofo romanesco è protagonista di una rinomata sagra, tra le altre celebrazioni di rilievo si contano anche quelle di Campagnano e Sezze. 

 

TUTELA

L’indicazione geografica protetta (Igp) "Carciofo Romanesco del Lazio" è riservata alle tipologie di Cynara scolymus - in particolare delle cultivar Castellamare, Campagnano e relativi cloni - in linea con le condizioni e i requisiti stabiliti dal Disciplinare. La zona di produzione è compresa nella regione Lazio e si estende ai comuni del viterbese, della provincia di Roma e di Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia in provincia di Latina.

CARATTERISTICHE

Il romanesco del Lazio Igp si trova sui banchi dell’ortofrutta da metà febbraio a maggio. È un carciofo dalle grandi dimensioni con capolini quasi tondi, di colore che varia dal verde al violetto. Il capolino centrale, chiamato “cimarolo” o “mammola” è caratterizzato da una forma sferica, compatta, con un diametro superiore a dieci centimetri ed è privo di spine. Rispetto ai capolini laterali è più ricercato perché molto tenero.

UTILIZZO

Per gustare a pieno il Carciofo Romanesco del Lazio Igp occorre consumarlo subito dopo l’acquisto. Tuttavia, è possibile anche conservarlo in frigo per alcuni giorni. In cucina è versatile e il suo sapore si presta alla preparazione di svariate ricette. Cuoce in breve tempo (circa 15 minuti), ma se è molto giovane e tenero si può mangiare crudo, tagliato a fettine, condito con sale, olio, limone e menta, magari abbinato a scaglie di Parmigiano Reggiano Dop per esaltarne il sapore. La sua proverbiale morbidezza si lascia gustare nella tipica ricetta “alla Giudia”, ma il Romanesco del Lazio Igp è noto anche nella preparazione “alla romana” farcito con aglio, prezzemolo, mentuccia e cotto a lungo in acqua e vino bianco.

FONTI

Carciofo Romanesco del Lazio Igp

Camera di Commercio di Latina

Disciplinare di produzione dell'Igp Carciofo romanesco del Lazio

Mipaaf

 

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