Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc

Questo bianco elegante e profumato che appartiene alle terre marchigiane è ideale per accompagnare la cucina marinara e molti altri sapori 

DESCRIZIONE

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc è un vino bianco elegante e profumato che si lega alle terre marchigiane e ai suoi caratteri unici. Il nome stesso ne evidenzia i tipici toni giallo paglierino che rimandano a riflessi verdolini, evidenziandone la fragrante vivacità e la notevole freschezza. Ideale per accompagnare la cucina marinara, è un vino versatile con un sapore asciutto e armonico che si chiude con piacevoli note di mandorla amara.

STORIA

Tra la vite e i territori delle Marche esiste un legame antico. Un’intesa preziosa e fortunata che i monaci benedettini, e in seguito quelli camaldolesi, hanno saputo valorizzare, reintroducendo e diffondendo vitigni in queste regioni dove, ormai da secoli, se ne incontrava la tradizione. Il tramandarsi delle tecniche viticolo-enologiche nelle Marche si devono dunque ai monaci, così come il miglioramento del prodotto e della sua conservabilità. Con il diffondersi del contratto di mezzadria, il vino cessa di essere bevanda dei soli ceti agiati e fa la sua comparsa anche sulle tavole delle classi rurali. Già ai primi del 1500 lo spagnolo Herrera, professore a Salamanca, descrive le più comuni varietà di viti e la tecnica di vinificazione in bianco, annoverando tra i nomi dei vitigni anche il Verdicchio. Altre testimonianze storiche si ritrovano all’indomani dell’unità d’Italia del 1861, quando la neo nata Commissione Ampelografica Provinciale, promossa dal Prefetto e presieduta dall’enologo De Blasis, pubblica nel 1871 i “Primi studi sulle viti della Provincia di Ancona”. Nel documento si passano infatti in rassegna le diverse realtà climatiche, geomorfologiche dei territori e si descrivono i vitigni coltivati elencandone le caratteristiche. Giungendo agli anni Sessanta del Novecento si assiste a un rinnovamento di tutta la viticoltura regionale, con il passaggio dalla coltura promiscua dei filari, a quella specializzata dei vigneti che consente di produrre uve di maggiore qualità. Già dagli anni Cinquanta il Verdicchio si era fatto conoscere per le sue caratteristiche, continuando a crescere nel tempo per notorietà e pregio, fino all’attuale sviluppo della Doc.

TUTELA

La denominazione di origine controllata (Doc) Verdicchio dei Castelli di Jesi è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal Disciplinare di produzione che – in particolare - prevede quattro ulteriori tipologie: Classico, Classico Superiore, Spumante e Passito. La zona di produzione dei vitigni utilizzati per ottenere i vini Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi comprende una precisa selezione nelle province di Ancona e Macerata. Le uve devono provenire dal vitigno Verdicchio per un minimo dell’85%, mentre il restante 15% può provenire da altri vitigni a bacca bianca coltivati nel territorio delle Marche. Per salvaguardare questa tipicità, e garantire il rispetto del Disciplinare di Produzione, è attivo anche il Consorzio di Tutela Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc.

 

CARATTERISTICHE

Vino dal profumo delicato e caratteristico, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc ha un colore giallo paglierino carico, con riflessi verdolini. L’odore si compone di note fruttate e tipici sentori floreali. Il sapore è asciutto e armonico, con retrogusto piacevolmente amarognolo. Sulla tavola questo vino si fa apprezzare per la sua inconfondibile e ricca personalità, ma anche per la sorprendente versatilità.

UTILIZZO

IL Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc si abbina alla cucina marinara: dagli antipasti di pesce anche crudo, ai primi piatti che possono spaziare tra pasta, risotti e zuppe di pesce. La sua morbidezza e buona persistenza è apprezzata anche con i secondi che vedono come protagonisti spigole, rombi o crostacei specie se preparati alla griglia o al cartoccio. Questo vino marchigiano dal profumo delicato si sposa perfettamente anche con le carni bianche, in particolare il coniglio. Da provare anche accanto a tagliatelle al tartufo bianco di Acqualagna e al formaggio di fossa.

FONTI

Disciplinare di produzione

Mipaaf

 

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