Il cibo del futuro: le novità passano dal Food Immersion festival

Alimentazione a base di insetti, cibi fermentati e app che regalano pasti ai più sportivi: ecco alcuni scenari futuri emersi in questa tre giorni sponsorizzata da Coop Consumatori Nordest

Emilia-Romagna

Cosa e come mangeremo in un prossimo futuro? La risposta arriva da Food Immersion, il festival di cucina creativa andato in scena lo scorso 2-4 ottobre a Reggio Emilia. L’edizione di quest’anno è dedicata alla fermentazione, come sintetizza l’hashtag #infermento: “La fermentazione” spiegano le organizzatrici “esprime perfettamente lo spirito di trasformazione che permea il mondo del cibo e soprattutto costituisce un processo caro alla cucina italiana e internazionale”. Oltre ai workshop e alle dimostrazioni dedicati alla fermentazione (di pasta madre, ingredienti giapponesi, birre e aceti), il festival ha ospitato incontri ad alto tasso di creatività come “Foodie Startup”, organizzato da Impact Hub e dedicato al fermento creativo delle start-up attive in ambito food.

Nella splendida cornice dei Chiostri di San Pietro, alcuni giovani imprenditori dell'agroalimentare raccontano in cinque minuti la propria idea. Sally Semeria, ligure e proveniente da una famiglia di produttori d’olio, ha lasciato un contratto a tempo indeterminato presso Airbnb per il desiderio di ritornare allo spirito della start up e al rapporto diretto con il food. Da questa scelta coraggiosa è nata la community Bjull, per condividere la verdura in eccesso del proprio orto o giardino secondo un meccanismo di geolocalizzazione. A proposito di condivisione, Chiara ci racconta la storia di un altro network, Gnammo, un’app che permette di organizzare eventi culinari in casa propria. In pratica, un home restaurant che applica alla ristorazione la filosofia di Airbnb.

La start-up Eat beat, in collaborazione con Confindustria, ha creato un prototipo presentato anche a Expo: Emilia Box, una scatola in cartone contenente alcuni assaggi di cucina emiliana da portare a casa come souvenir della città di Reggio Emilia. Spiega l’ideatore “È una Reggio da viaggio e da passeggio: supera i check-in degli aeroporti e racchiude tutti gli ingredienti per un aperitivo”. Piuttosto originale la proposta della start-up Faceto, che ha creato una macchina per la produzione domestica dell’aceto di vino, in grado di monitorare le varie fasi della fermentazione.

Dal Food Innovation Program di Reggio Emilia è nata invece Feat App: gli sportivi più virtuosi vengono premiati in proporzione all’impegno con sconti presso alcuni fruttivendoli della città. L’esperienza sta per essere estesa a Bologna, a conferma che l’Emilia è una terra sempre “in fermento”.

Altri assaggi di futuro ci vengono dall’incontro “Relativisimi alimentari: la cultura del cibo attraverso il tempo, le mode, gli stili e le abitudini”, un excursus sull’evoluzione delle consuetudini e, di conseguenza, dei taboo. Spiega il giornalista Carlo Spinelli, alias Doctor Gourmeta: “In Thailandia mangiano gli insetti, ma cibarsi di coniglio è ritenuto un atto blasfemo”. Il suo libro, “Bistecche di formica e altre storie gastronomiche” , è un invito ad aprire la mente e a rendere il palato più disinibito. Ma davvero in futuro ci ciberemo di insetti? “Forse no”, afferma Spinelli, “ma gli insetti saranno il mangime degli animali di cui ci ciberemo”. Per aiutarci a prendere dimestichezza con questo scenario, un’esposizione a cura di Taboolata mette in mostra alcuni grilli e locuste essiccati. Pare che sappiano di erba fresca.



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