La terra liberata

Un popolo può ritrovare la dignità, quando lavora i terreni confiscati alla mafia. Ecco la storia di Libera Terra e dei suoi prodotti: la Sicilia che vogliamo.
Sicilia
“Un giorno, dopo un violento temporale, il mezzo per dissodare il terreno si blocca nel fango”, racconta Gianluca Faraone, Consigliere delegato del Consorzio. “Abbiamo chiesto aiuto ai contadini, ma per un’intera mattina non ci ha aiutato nessuno. Poi, nel primo pomeriggio, alcuni uomini si sono fatti coraggio e sono arrivati in nostro soccorso. Per le persone che subiscono la mafia, anche questo significa reagire”.

Nel 2001 viene costituita la prima cooperativa del progetto Libera Terra, dedicata a Placido Rizzotto. L’approccio etico consiglia di rispettare i principi del metodo di agricoltura biologica, ma l’agricoltura sostenibile ha dei costi che l’agricoltore da solo non può sostenere. In quest’ottica, la cooperazione fa la differenza perchè permette di ripartire gli investimenti. Perché i fatti dimostrano che la confisca produce valore e non è un costo per i contadini locali. Nel 2005 la Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra inizia a coltivare il melone a Paceco in un terreno confiscato alla mafia locale per effetto della legge n. 109/96. Il sito produttivo si trovava lontano da Corleone, sede principale della Cooperativa, e girava voce che non bisognava aiutare i lavoratori di Libera Terra. Da allora sono tanti i contadini che hanno reagito, appropriandosi dei terreni abbandonati o in mano ai mafiosi.

Nell’Altobelice Corleonese il Consorzio produce e commercializza il melone, così buono che il mercato lo richiede in grandi quantità. Oltre ai 10 ettari in gestione, che impegnano per la raccolta agricoltori locali affiancati nella stagione estiva da volontari italiani e stranieri, il Consorzio collabora con diversi agricoltori del territorio che hanno scelto di conferire la loro produzione. Tutti i controlli per la qualità richiesti dai protocolli stipulati con Coop sono garantiti da enti certificati esterni e da due agronomi impegnati nelle opportune verifiche sui campi e nella piattaforma distributiva.

I beni confiscati e la produzione biologica, poi venduta in tutta Italia grazie a Coop, favoriscono la costruzione di una cultura dei diritti. I terreni confiscati rappresentano una chance di lavoro legale, una possibilità di liberazione delle persone vessate dalla criminalità. Per Libera Terra, la qualità del prodotto e i valori di produzione sono tutt’uno.



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