Le mele ritrovate

Nelle piccole aziende agricole ai piedi dei Monti Sibillini le coltivazioni tipiche hanno la priorità, ancora oggi.
Marche
Sulle morbide colline dell’entroterra marchigiano i terreni agricoli hanno tutti la caratteristica conformazione “a fazzoletto”: su una piccola porzione di terra ogni produttore coltiva olivi, viti, grano e alberi da frutto. Anche Il Fienile, l’azienda agricola di Graziella Traini a Montedinove, è specializzata in queste colture. Con un qualcosa in più: dieci anni fa l’azienda è entrata a far parte di Slow Food, grazie agli otto ettari di terreno dedicati alla coltivazione della Mela Rosa dei Monti Sibillini, una varietà antica tipica delle Marche per molto tempo a rischio di estinzione.

Il recupero è iniziato nel 1994, con piante già esistenti fino ad allora impiegate per sorreggere i filari delle viti. Poi sono arrivati il presidio Slow Food e diverse edizioni del Salone del Gusto di Torino. Soggetto ad alternanza, il meleto del Fienile attualmente produce dai 70 ai 100 quintali di mele nelle annate di carica (contro i 10 delle annate di riposo). Una produzione piccola ma preziosa, che in 15 anni è riuscita a far riscoprire questo frutto dimenticato.

Accanto alle Mele Rosa, l’azienda agricola è specializzata in altri prodotti tipici del territorio marchigiano, come le olive ascolane, l’uva Rosso Piceno - in parte destinata all’autoproduzione di vino, in parte conferita alle cantine sociali - e il pecorino bianco DOP.


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