Vini del Salento: baciati dal sole, cullati dalla roccia

A Salice Salentino abbiamo trovato uno dei modelli più significativi di viticoltura salentina, interessante per il legame con la tradizione e per la capacità di innovazioni sostenibili.

Puglia

Alle porte di Salice Salentino, sulla strada che da Lecce porta a Taranto, trovano spazio i vigneti di Castello Monaci. Lungo la strada che conduce al castello e alla cantina, si dipana uno dei modelli più significativi di viticoltura salentina, interessante per il legame con la tradizione e per la capacità di innovazioni sostenibili. Ci spiega Luigi Seracca Guerrieri, titolare e brand ambassador di Feudo Monaci: “L’unicità dei nostri vini risiede nella loro mineralità. Ci limitiamo a un’irrigazione di estremo soccorso, lasciando che la vite affondi le proprie radici nella friabile roccia tufacea, dove trova l’acqua necessaria al proprio sostentamento e formando delle uve di carattere. Ne risultano vini profondi e sapidi, con quel gusto salmastro che tanto ci caratterizza”.

Nei circa 200 ettari di vigneti, Luigi e il padre Vitantonio coltivano esclusivamente vitigni autoctoni del Salento. Preferiscono costruire il proprio tratto distintivo nella capacità di interpretare il territorio. Le viti sono di Primitivo, Negramaro e Malvasia Nera di Lecce; solo l’Aglianico viene dalla confinante Basilicata. Continua Luigi Seracca Guerrieri: “Anche il rosato proviene da uve Negramaro, mentre il bianco è composto da uve Fiano, considerato ormai un autoctono del Sud Italia, in quanto si esprime in maniera grandiosa in Sicilia, Campania e Puglia”.

L’attività vinicola di Castello Monaci è improntata alla sostenibilità: la vicinanza tra cantina e vigneti permette ad esempio di ridurre di molto l’impatto ambientale delle fasi di trasporto, raggiungendo il kilometro zero. Ma le idee ecocompatibili coinvolgono anche l’organizzazione della giornata lavorativa, come spiega Luigi Seracca Guerrieri: “Prediligiamo la vendemmia notturna: lavoriamo l’uva nel momento della giornata in cui è più fredda, con un buon ritorno di acidità nel bicchiere e con un minor dispendio di energia per la fermentazione a freddo”.

A breve, Castello Monaci amplierà il proprio impianto fotovoltaico, che oggi copre il 25% del fabbisogno energetico della tenuta. È in questo modo che l’azienda opera a Salice Salentino, consapevole che ciò che si dà alla terra, essa lo restituisce. Ciliegina sulla torta, la coltivazione in biologico delle uve, che sarebbe alla base di un nuovo progetto che vedrà la luce nel 2015.



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