Il cibo siamo noi: ecco l'eredità di “La Repubblica delle idee”

Tradizione, territorio, innovazione, filiera, legalità: durante l'intensa due giorni sviscerati tutti i temi caldi dell'agricoltura e dell'alimentazione. Vediamone in sintesi i momenti salienti
Emilia-Romagna
Tradizione, territorio, innovazione, filiera, legalità: durante l'intensa due giorni sviscerati tutti i temi caldi dell'agricoltura e dell'alimentazione. Vediamone in sintesi i momenti salienti

  

L'invito di Massimo Bottura a uno sguardo critico sulle tradizioni enogastronomiche. Gli ammonimenti di Carlo Petrini, per una tutela del territorio che passi dalla riscoperta del valore del lavoro nei campi. Le idee brillanti di giovani innovatori, portatori di un nuovo concetto del “fare agricoltura”. La spinta del presidente di Coop Italia Marco Pedroni verso un accorciamento della filiera capace di garantire una più equa distribuzione del valore a vantaggio dei produttori. E, infine, l'accalorato appello di don Luigi Ciotti per un risveglio delle coscienze e il trionfo della legalità contro le agromafie. Sono solo alcune delle riflessioni che “La Repubblica delle idee” lascia in eredità alla città di Reggio Emilia, dopo due intense giornate di incontri sul tema “Il cibo siamo noi”: un evento, per le problematiche affrontate e gli argomenti discussi, in tutto e per tutto aderente allo spirito di Territori.Coop, che non solo ha raccontato in tempo reale i lavori sul proprio canale Twitter, ma vi ha preso parte con un corner informativo rivolto al pubblico e un'iniziativa speciale mirata a far conoscere a giornalisti e istituzioni i contenuti e le finalità del progetto, i prodotti e i produttori “di origine raccontata”.

Uno sguardo critico sulla tradizione
“Dobbiamo essere attenti a ripensare alla tradizione per ringiovanirla e tenerla viva”. Questo il pensiero espresso da Massimo Bottura nel corso di “Quando il cibo si fa arte”, appuntamento con cui, nel pomeriggio di sabato, i lavori sono entrati nel vivo. Accanto allo chef modenese, sul palco l'antropologo Marino Niola e la giornalista Licia Granello. “La tradizione – ha puntualizzato Niola – è l'uso che facciamo del nostro passato: il filo rosso rimane, ma si presenta in una forma evoluta”. Il tutto senza mai dimenticare che il cibo non è e non deve essere soltanto rappresentazione, come evidenziato da Granello: “Non bastano piatti belli, la forma resta forma se non è corroborata dalla sostanza”.

  

Ma allora, come evitare che il cibo “si svuoti”? È ancora la giornalista di Repubblica a offrire uno spunto a riguardo, affermando che “il cibo diventa forma e non sostanza se viene slegato dalla terra”. Un legame, quello con il lavoro agricolo, che Bottura rimarca con forza, invitando gli spettatori in modo perentorio a non dimenticare da dove vengono i nostri cibi: “Aiutate i contadini, i produttori, i casari, fate la spesa ogni due giorni, cucinate stagionale. In Italia abbiamo la fortuna di avere una sensibilità incredibile per la biodiversità, il nostro cibo ha una ricchezza di cui dobbiamo sempre avere consapevolezza”.

Sobrietà, solidarietà, reciprocità contro sprechi e malnutrizione
Il problema degli sprechi, la vergogna della malnutrizione, la perdita di valore cui il cibo nei Paesi sviluppati sembra inesorabilmente essere andato incontro. Questi i temi affrontati nel corso di “Dà loro il nostro pane quotidiano”, titolo evocativo dell'incontro cui hanno preso parte Carlo Petrini, patron di Slow Food, ed Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità monastica di Bose.

“In alcune parti del mondo – evidenzia con forza Petrini – manca la volontà politica di vincere la malnutrizione. Da oltre 50 anni l'Onu parla di diritto al cibo, eppure non solo la situazione non migliora, ma addirittura si aggrava a causa di fenomeni come il landgrabbing”. Tutto questo mentre nel Nord America e in Europa “siamo affetti da una bulimia consumista che non ci permette di avere il giusto rapporto con il cibo”, spiega Bianchi, puntualizzando che “in Italia c'è una diseducazione alla sobrietà che ci porta a sprecare 180 chili a testa di cibo l'anno”.

La soluzione? Bianchi non ha dubbi: “Serve un'educazione dei sensi, dobbiamo recuperare quella consapevolezza che ci porta a stupirci di come il cibo, dal campo, arrivi sulla nostra tavola, recuperare il senso reale del dono e applicarlo su scala globale, al di fuori di ogni localismo”. Un pensiero rafforzato da Petrini, che sottolinea l'importanza di “educare i giovani a dare al cibo quello stesso valore che i nostri nonni sapevano dargli, a coltivare un nuovo concetto di sussistenza basato sulla reciprocità”.

Un'agricoltura proiettata nel futuro
Nella serata di sabato è stata la volta di “Next, la Repubblica degli innovatori”. Sul palco le storie e le testimonianze di tanti giovani capaci di reinterpretare in chiave contemporanea un'attività tradizionale come l'agricoltura. Ma chi sono i “Food Maker” protagonisti di questa rivoluzione? Ci sono Antonio Girardi e Stefania Favretto, con la loro start up “Pnat” e il loro progetto di una serra galleggiante per la coltivazione di frutta e verdura senza consumo di acqua, terra ed elettricità. C'è la giovanissima Maria Letizia Gardoni, portavoce dei Giovani di Coldiretti, che a soli 19 anni ha scelto di “sporcarsi le mani” per produrre cibo sano e biologico.

Francesca Nadalini da Sermide ha descritto il proprio sistema di tracciabilità per le zucche e i meloni mantovani. Matteo Castioni ha parlato di microalghe e del suo innovativo processo per produrre spirulina in ambiente chiuso. E ancora, l'esperienza di Fab Lab presentata da Francesco Bombardi e il Food Innovation Program introdotto a Matteo Vignoli, che si propone di formare figure professionali capaci di comprendere e guidare i cambiamenti nel settore agricolo. Ilaria Venturelli ha descritto obiettivi e meccanismi del progetto S-Cambia Cibo, realizzato con il supporto di Coop Adriatica, Esmeralda Colombo ha mostrato al pubblico le potenzialità del progetto MyFoody, che consente di rivendere online cibi in scadenza ma ancora commestibili. E infine “Salviamo la forma”, progetto presentato da Elisa Casumaro, che ha raccontato di come sia stato possibile salvare dal macero migliaia di forme di Parmigiano Reggiano danneggiate dal terremoto del 2012. “Tutte storie – ha commentato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, intervenuto eccezionalmente sul palco – di innovazione e agricoltura che devono avere una vetrina a Expo 2015”.

  

Per una filiera corta, equa, sicura
Dobbiamo sfatare il falso mito del contrasto tra produttori e distributori. Al contrario, c'è una grandissima esigenza di collaborare, con l'obiettivo di una filiera corta che possa dare vantaggi sia per la distribuzione sia per gli agricoltori, semplificando i passaggi intermedi e distribuendo il valore in modo più equo tra i diversi attori”. Così il presidente di Coop Italia Marco Pedroni è intervenuto, nella mattinata di domenica, nel corso dell'incontro “Dalla terra alla tavola, la buona filiera”, animato confronto che ha visto sul palco anche gli imprenditori Giannola Nonino e Pasquale Forte e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina.

In apertura, Forte ha richiamato l'importanza di un accorciamento della filiera, per fare in modo che “produttore e cliente si conoscano”, invocando al tempo stesso “una regia che orienti la filiera e aiuti i nostri prodotti a farsi conoscere”. Gli fa eco Giannola Nonino, che focalizza il proprio intervento su un settore particolare come quello della grappa: “Ci siamo sempre impegnati per far percepire la qualità della grappa puntando sul vitigno unico, trovando accordi con i vignaioli affinché operassero una selezione delle vinacce”. Che cosa manca? “Un disciplinare rigoroso, che renda trasparente l'etichetta e valorizzi il lavoro di chi punta a offrire un prodotto di qualità”.

Su tutte queste tematiche ha ampiamente argomentato il ministro Martina, sottolineando come “anche in questi anni di crisi si è continuato a innovare i rapporti di filiera. Stiamo compiendo scelte decise in nome della distintività opposta all'omologazione e dell'aggregazione tra piccole imprese e della cooperazione come strumento per ottenere maggiore forza sul mercato”. Il ministro ha quindi sollevato alcune urgenze: “Dati alla mano, è evidente che dobbiamo favorire il ricambio generazionale, servono più giovani in agricoltura, capaci con le loro idee di innovare il settore”.

Da ultimo, nel corso del dibattito si è parlato di frodi alimentari. “Il non buono – ha osservato Pasquale Forte – molto spesso fa più notizia del buono, e questo può rovinare l'immagine di un'intera filiera”. Che fare? Il ministro Martina non ha dubbi: “Gli scandali sono la prova che in Italia il sistema dei controlli funziona: i nostri standard sono molto al di sopra della media europea. Ora si pongono altre sfide, in particolare in tema di contraffazioni, con la battaglia per l'introduzione in sede internazionale del divieto di evocazione, che danneggia il Made in Italy”.

Coop – ha puntualizzato Pedroni – porta avanti da anni progetti specifici per offrire la massima trasparenza sulla provenienza delle materie prime. Siamo stati i primi a batterci per una chiara etichettatura delle carni e disponiamo di un laboratorio a Bologna che, attraverso l'analisi genetica, ci consente di risalire alla reale provenienza di un prodotto e dei suoi ingredienti. Tutto questo però non basta: per avere filiere di qualità è fondamentale combattere fenomeni di sfruttamento del lavoro”.

  

Risvegliare le coscienze per sconfiggere le agromafie
A chiudere il programma della due giorni, “Cibo fuorilegge”, un intenso dibattito sul tema della legalità coordinato dal giornalista Attilio Bolzoni, cui hanno preso parte il giurista Stefano Rodotà e don Luigi Ciotti. “Cibo terra e legalità sono strettamente legati”, ha dichiarato il fondatore di Libera.

Legalità significa prima di tutto responsabilità: il cibo deve diventare segno di grande libertà. Dobbiamo liberare la libertà, le mafie contaminano pesantemente le filiere: oggi dai 30 ai 40 clan hanno 'le mani in pasta' nell'agroalimentare, con un fatturato annuo che secondo Coldiretti si aggira intorno ai 15 miliardi”. A questo contribuiscono i prezzi “gonfiati” con un uso illecito della logistica. “I prezzi – segnala Ciotti – triplicano dal campo alla tavola e a rimetterci sono prima di tutto i contadini. Ma allora dobbiamo chiederci: chi sono gli intermediari della filiera? È qui che si annidano le agromafie: la logistica e i trasporti sono terreno di infiltrazioni, da nord a sud”.

In relazione alle agromafie, Bolzoni ha sollevato un'altra questione: la presenza in Italia di mezzo milione di persone che vengono spostate a piacimento dai clan, sfruttate illegalmente per il lavoro nei campi, veri e propri schiavi. “Il problema – sostiene Rodotà – non è solo la vergogna di forme più o meno palesi di schiavitù, ma anche il fatto che la si giustifichi sempre più come necessaria in un contesto economico contrassegnato dalla crisi. Il rischio è allora quello di una schiavitù a forte istituzionalizzazione e a decrescente consapevolezza”.

“Sugli schiavi – gli fa eco Ciotti – il problema non sono le mafie ma siamo noi, che abbiamo permesso alle mafie di crescere. Serve con urgenza un risveglio delle coscienze, che ci renda tutti consapevoli dell'inaccettabilità di questa situazione. Solo quando avremo sconfitto le mafie, potremo definirci realmente liberi”.


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