Oggi è la giornata nazionale contro lo spreco alimentare: le buone pratiche cominciano tra le mura domestiche.

Le famiglie italiane gettano in media 200 grammi di cibo ogni settimana. Ecco i dati e le proposte su cui riflettere.
Italia


Ogni anno lo spreco domestico costa agli italiani 8,7 miliardi di euro. La cifra è allarmante e deriva da una media di circa 213 grammi di cibo gettato nella spazzatura ogni settimana. A mostrarlo è il Rapporto 2013 sullo spreco domestico realizzato da Knowledge for Expo, il nuovo Osservatorio di SWG e Last Minute Market, con l’apporto dell’Osservatorio nazionale sugli sprechi Waste Watcher. Seguendo una stima della Direzione generale per l’ambiente della Commissione europea emerge inoltre che il 42% degli sprechi totali (76 kg pro-capite per anno) avviene all’interno delle mura domestiche. Uno sperpero che - almeno per il 60% - potrebbe essere evitato anche ponendo maggiore attenzione nelle prassi di ogni giorno.

All’alba della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, che si celebra oggi per la prima volta, è questo lo scenario su cui occorre riflettere. Lo spreco di cibo non è solo “insostenibile”, ma anche un notevole dispendio in termini di risorse e ricchezza. Gettando via gli alimenti si dissipano le risorse naturali utilizzate per produrre, trasformare, distribuire, smaltire; e si determinano impatti negativi in termini ecologici e sociali, ma anche economici.

In Italia i dati parlano chiaro: lo spreco alimentare rappresenta l’1,19% del Pil (circa 18,5 miliardi riferiti al 2011). Di questi lo 0,23% si colloca nella filiera di produzione (agricoltura), trasformazione (industria alimentare), distribuzione (grande e piccola) e ristorazione (collettiva), il resto è a livello domestico. E la questione non si limita certo al nostro paese. Il rapporto della Fao mostra tra l’altro che le aree più sviluppate spostano il peso dello spreco a valle: distribuzione, ristorazione e consumo domestico (95-115 kg a testa); quelle in via di sviluppo lo collocano a monte della filiera agroalimentare (6-11 kg pro-capite nel 2010).

Su questi temi proprio oggi si riunisce il nuovo gruppo di lavoro istituito dal Governo per definire il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpas) insieme a una speciale Consulta composta da enti, associazioni, organizzazioni e imprese. Qualcosa pare inizi a muoversi, dunque, ai “piani alti”, ma alla base sarà necessaria una maggiore consapevolezza e attenzione da parte di tutti i consumatori. 


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